Boxe di sinistra? Un uppercut alla strana idea

I l quotidiano Liberazione scrive: «Come fa Veltroni, sindaco di Roma a considerare la boxe uno sport civile?» Il sindaco, in precedenza, aveva già detto il suo. Ma ieri ci ha messo il becco anche il Secolo d’Italia con una stravagante tesi: «Veltroni avrà fatto tante abiure, ma il suo pieno sostegno alla boxe è coerente con il percorso di ogni ex comunista che si rispetti. In Italia l’unica federazione ad avere avuto una linea precisa partitica è stata la federboxe. Ermanno Marchiaro, storico funzionario del Pci torinese, ha gestito con un indirizzo esplicito la guida del pugilato italiano. Un feudo rosso che al palazzo delle federazioni era ben noto. Con i buoni da una parte e i cattivi (chi non era Pci) dall’altra. Non è un caso se per oltre vent’anni Nino Benvenuti, il più grande pugile italiano del dopoguerra, è stato discriminato proprio dagli organi federali. Colpevole di essere di destra».
La tesi è stravagante e non sempre confermata dai fatti. Innanzitutto la boxe piace senza distinzioni di credo politico: basterebbe guardarsi intorno a bordo ring. E se il feudo una volta è stato rosso, un’altra lo era bianco Dc, oggi è sul grigio scuro. È vero che l’Unità, quotidiano del Pci, per decenni ha attirato lettori per cronache e commenti sul pugilato. Ma parte del merito era di chi vi scriveva: dal dopoguerra in poi l’Unità, sezione boxe, è stata seguita da lettori di destra e lettori di sinistra. I lettori di sinistra per naturale vocazione, quelli di destra perchè appassionati di pugilato ben raccontato. Diciamo questo avendone avuto conferma in prima persona: la rubrica boxe, appunto per decenni, è stata tenuta dal padre di chi scrive che, fra l’altro, non aveva la tessera del Pci. Qualcuno ci raccontava: compro l’Unità quasi di nascosto, leggo e butto via.
Allora la boxe aveva tal successo da spingere a qualche eccesso: è capitato che copie de l’Unità siano finite in falò davanti all’ingresso del giornale. Lettori di sinistra non avevano gradito le critiche di mio padre al tal pugile, magari di sinistra. È vero, Ermanno Marchiaro era un funzionario del Pci, ma prima di lui, e per dieci anni, presidente fu Franco Evangelisti, area Dc, che nominò (proprio lui, non altri) Ermanno Marchiaro suo successore. Ed altri, prima di Evangelisti, erano di scuderia centrista.
Come tanti sanno, l’attività federale di quel presidente, ma in genere dei presidenti federali della boxe, è sempre stata puntata sui dilettanti, non certo sui professionisti che erano, e sarebbero, la parte trainante del movimento. Inutile citare Benvenuti e la sua appartenenza alla destra: Nino è sempre stato una primadonna, difficilmente riconducibile a incarichi poco remunerati. Proprio Marchiaro lo mise sotto contratto, dal 1990 al 1997, come uomo immagine della federazione, eppoi suggerì il suo nome alla Rai come seconda voce per le cronache di boxe. Ruolo che Nino ricopre tuttora con grande competenza. Oggi, infine, la federazione è in mano a un uomo bandiera della destra. Ma forse Falcinelli è stato anche di sinistra. E Benvenuti è rimasto una bandiera. Niente di più.