Bozza Calderoli, sì del governo «Dimezzati deputati e senatori»

RomaA Gianfranco Fini non piace proprio, anche se nel dettaglio non la può conoscere. La riforma dell’architettura istituzionale dello Stato ieri ha superato la linea di partenza, con il via libera al disegno di legge costituzionale approvato dal Consiglio dei ministri «salvo intese». Termine utilizzato dal premier Silvio Berlusconi. In altre parole il testo del ministro Roberto Calderoli è aperto a qualche modifica e potrà recepire le osservazioni che, durante la pausa estiva, faranno i ministri e i capigruppo del Parlamento. Poi andrà dal capo dello Stato e seguirà il normale iter delle leggi costituzionali. Percorso ultra garantista che non è bastato a evitare i mal di pancia di Fini. Il presidente della Camera parla sempre più come uomo di parte: «La riforma presentata dal ministro Roberto Calderoli sembra un volantino buono per le feste padane, non un testo del governo che disegna una nuova architettura istituzionale», ha spiegato Fini alla convention del Terzo Polo. Il leader di Futuro e libertà ha precisato che questo non significa che «non si debbano ridurre i parlamentari o rafforzare l’esecutivo, ma non si può ridurre tutto a propaganda». Ma il contrasto c’è, è netto e politico. Per quanto riguarda il merito, la principale obiezione riguarda lo stipendio dei parlamentari che la riforma vuole legare all’effettiva partecipazione ai lavori dell’Aula, che Fini aveva già bollato come un ritorno alla «democrazia di censo».
Il piatto forte resta la riduzione del numero dei parlamentari. Da 630 a 250 i deputati e da 315 a 250 i senatori. Un dimezzamento, come ha ricordato ieri il premier Berlusconi, che dovrà valere anche per Regioni ed enti locali. La riforma lambisce anche il federalismo, definendo la divisione dei compiti tra Stato centrale e autorità locali e limitando il bicameralismo perfetto. I due rami del Parlamento avranno competenze diverse e solo per le questioni più importanti saranno coinvolti entrambi. Il Senato, così come è delineato dalla riforma, è federale, nel senso che ogni Regione dovrà avere cinque rappresentanti (uno per la Val d’Aosta e due per il Molise).
Altri dettagli che riguardano il governo li ha illustrati direttamente il premier. Il presidente del Consiglio «sarà chiamato primo ministro. Potrà nominare i ministri. E sostituiremo la figura dei sottosegretari con quella dei viceministri». Ci saranno anche «interventi sulla Corte Costituzionale» e «l’abbassamento dell’età per essere eletti al Parlamento a 25 e 18 anni». Anche se questa misura potrebbe interferire con un provvedimento sulla stessa materia del ministro Giorgia Meloni.
L’iter non potrà che essere lungo. Le leggi costituzionali necessitano infatti di quattro letture da parte del Parlamento e possono essere sottoposte a referendum. Per il momento il testo è aperto ad aggiustamenti che il premier vorrebbe venissero anche dalle opposizioni.
Soddisfatto anche il ministro Caderoli: il via libera del consiglio «rappresenta un passaggio importantissimo, che conferma l’impronta riformatrice dell’operato di questo governo». Critiche le opposizioni. Oltre al Fli, anche il Pd ha respinto la riforma bollata come «il solito spot estivo». Difficile, insomma, che dalle opposizioni arrivi il contributo che il governo si aspetta.