Bozzetti come opere d’arte In scena i pittori della scena

Le magiche invenzioni di De Nobili, Tosi e Damiani per il teatro e il cinema. Dalla «Traviata» al ballo del «Gattopardo»

L’Accademia di Francia a Roma ha organizzato a Villa Medici mostre memorabili sui pittori francesi, soprattutto dell’Ottocento e del Novecento. Ma ora grazie al suo nuovo direttore, Richard Peduzzi, ha allargato l’attenzione alla scenografia e alla costumistica, forme espressive spesso sottovalutate. In realtà, come sottolinea proprio Peduzzi nell’eccellente catalogo edito da Skira, «la storia della scenografia teatrale abbraccia nel suo insieme l’epopea del testo, dell’architettura, della musica e della pittura». La mostra, visibile fino al 2 aprile, rivela che i grandi scenografi e costumisti sono anche artisti di grande talento. Lila de Nobili, nata nel 1916 e morta nel 2002, è stata l’ultima, geniale rappresentante della tela dipinta a teatro, una scenografa dai colori magici. Piero Tosi li ha definiti «polline di farfalle».
Allieva a Roma di Ferruccio Ferrazzi, attratta dal grande Scipione e dalla Scuola romana, ha, però, in Gustave Doré il suo maestro ideale. Alvar Gonzalez-Palacios nota nel catalogo che «quel che doveva soggiogare la nostra artista era il senso teatrale di Doré, la sua infallibile capacità illustrativa».
Ma un ruolo non meno importante ebbe su di lei Federico Barocci «per l’inimitabile iridescenza della luce che nel contempo definisce e frantuma le forme». Non stupisce così che il gusto squisito della De Nobili abbia suggestionato profondamente un regista difficile come Luchino Visconti, con il quale ha lavorato in teatro per quasi vent’anni. Nella mostra spiccano le scene e i costumi della Traviata con protagonisti Maria Callas e Giuseppe Di Stefano, direttore Carlo Maria Giulini. Un evento epocale non solo per l’altissima qualità musicale ma anche per le invenzioni della De Nobili che, con il suo «verismo lirico» rivoluzionava l’ambientazione stessa del capolavoro verdiano. Ma di non inferiore livello sono i bozzetti per il Ruy Blas di Hugo alla Comédie Française, per la Carmen all’Opéra Garnier e soprattutto per l’Aida della Scala con la regia di Zeffirelli. «Rammento di essere rimasto abbagliato dallo scintillio dell’oro, dal riflesso dell’acqua e della luna sul Nilo. Era l'Egitto che tutti sognavano», nota Gonzalez -Palacios.
Piero Tosi, nato nel 1927, coniuga la classicità toscana con le finezze dei leonardeschi, ma ha preferito il cinema al teatro. Eppure sul palcoscenico ha creato con Visconti spettacoli storici come La locandiera, Zio Vania e Peccato che sia una sgualdrina di Ford. Allievo a Firenze di Ottone Rosai, ha lavorato con Franco Zeffirelli e Mauro Bolognini. Ma è l’incontro con Visconti in Bellissima ad aprirgli la strada di una carriera prodigiosa. Se ne La locandiera aveva creato insieme al regista scene e costumi di una straordinaria «verità», mediata dalla pittura veneziana del Settecento, Tosi ha portato nei film di Visconti una creatività determinante sul risultato finale. Geniale costumista per Claudia Cardinale nel Gattopardo e per Silvana Mangano in Morte a Venezia, ci ha dato ambientazioni che sono entrate nella storia del cinema come il ballo del Gattopardo e la spiaggia di Morte a Venezia.
Luciano Damiani, nato a Bologna nel 1923, allievo di Giorgio Morandi, è stato soprattutto lo scenografo e il costumista dei più importanti spettacoli di Strehler. François Regnault definisce la sua arte: «sovversione della scenografia». Una definizione perfetta per uno scenografo che ha come punto fermo proprio la sovversione della prospettiva del Rinascimento, da cui discende anche la sua cancellazione della ribalta. I bozzetti in mostra sono il trionfo della scena rettilinea e della geometria euclidea. Lo si vede ne El Nost Milàn e ne L’egoista di Bertolazzi, ma ancor più nell’astrazione geometrica de La vita di Galileo di Brecht, ne Le baruffe chiozzotte goldoniane e ne Il giardino dei ciliegi di Cechov. Uno scenografo che non teme di dichiarare: «La vera scenografia vive del rapporto con il testo. È il testo che costituisce la guida di ogni atto degno di essere chiamato creativo, perché è il testo che è la traccia concreta che rimane di una creazione teatrale».