Bpi, caccia all’estero al tesoro dei politici

Ieri nuovo faccia a faccia in carcere tra i pm e l’ex banchiere

Stefano Zurlo

da Milano

Da una parte l’associazione a delinquere contestata al presidente uscente di Unipol Giovanni Consorte e al suo vice Ivano Sacchetti, dall’altra la ricerca, fra Svizzera e Liechtenstein, dei conti riconducibili a personaggi politici. L’azione dei magistrati di Milano si muoverebbe su due fronti, ma i nomi degli uomini di partito di cui la Guardia di Finanza insegue le fortune nei caveau oltre frontiera per ora restano segreti.
Gianpiero Fiorani nei suoi chilometrici verbali per la verità aveva già fatto i nomi di alcuni politici di centrodestra. I cui conti però non erano a Vaduz, ma molto meno lontano, ossia all’agenzia 46 della Popolare Italiana, sotto l’ex ufficio di Fiorani a Lodi. Qui avevano un conto - fino a prova contraria assolutamente regolare - fra gli altri, il ministro Roberto Calderoli (Lega), i sottosegretari azzurri Paolo Romani e Aldo Brancher, e il senatore di FI Luigi Grillo, strenuo difensore del governatore Antonio Fazio. Proprio Grillo ha confermato nelle scorse settimane di aver ricevuto dall’istituto di credito un fido di 250mila euro. Anche Calderoli ottenne un fido, da 350mila euro, mai utilizzato, mentre sul conto della moglie del sottosegretario alle riforme Brancher compare, a dicembre 2005, un saldo positivo di un milione di euro. Romani ha dichiarato pubblicamente di aver avuto dalla Popolare un prestito di 150mila euro, diventati 200mila con gli interessi, ora in fase di restituzione.
Gli accertamenti sono in corso, la Guardia di finanza continua l’esplorazione in Italia e all’estero e incrocia i dati con quel che via via emerge dalla «catena di montaggio» degli interrogatori dove si alternano Gianpiero Fiorani, l’ex direttore finanziario della Popolare di Lodi Gianfranco Boni, Silvano Spinelli, presunto prestanome di Fiorani, Massimo Conti, gestore del fondo Victoria & Eagle. I quattro hanno indicato dove cercare? Hanno fornito elementi precisi per risalire ad alcuni politici? Sì, dicono gli investigatori che devono effettuare numerosi controlli e rogatorie. A Vaduz, capitale del Liechtenstein, porta per esempio la splendida villa dell’Argentario in cui a luglio Stefano Ricucci si è sposato con Anna Falchi. Chi ha venduto l’immobile a Ricucci? La vox populi ripete un nome: quello del deputato di Alleanza Nazionale Giulio La Starza. Lui nega. Per ora si sa che la Magiste di Ricucci ha acquistato l’Immobiliare Cacciarella dalla Portfolio Finanz Anstalt di Vaduz e che legale rappresentante di Portfolio Finanz è Engellbert Schreiber junior.
Il lavoro di scavo va avanti e contemporaneamente proseguono i faccia a faccia con gli arrestati. Nel pomeriggio i Pm Eugenio Fusco e Francesco Greco vanno a San Vittore e interrogano per la sesta volta Gianpiero Fiorani, detenuto dal 13 dicembre. Una deposizione lunga più di sei ore.
Oggi i Pm dovrebbero tornare in ferie per il weekend che chiude il periodo natalizio. Poi la settimana prossima l’offensiva della Procura riprenderà a tutto campo. Già lunedì o martedì si terrà, probabilmente a Milano, un vertice con le toghe romane che indagano in parallelo sulle scalate Antonveneta, Bnl, Rcs. La squadra della capitale è appena stata azzoppata con la traumatica uscita di scena del Procuratore aggiunto Achille Toro, indagato a Perugia per aver passato al collega Francesco Castellano alcune informazioni poi arrivate a Giovanni Consorte. Insomma, per i magistrati romani questo è un momento delicatissimo: c’è il rischio, nei fatti, che le loro inchieste diventino marginali rispetto a quelle condotte da Greco, Fusco e Giulia Perrotti. Ma il pool di Milano riceverà fra mercoledì e giovedì un’altra visita: a palazzo di giustizia arriverà il capo degli ispettori ministeriali Arcibaldo Miller, inviato dal ministro Roberto Castelli per capire come mai nei giorni scorsi si sia aperta una falla negli apparati investigativi e sia sia arrivati alla pubblicazione sul Giornale dell’intercettazione fra Giovanni Consorte e Piero Fassino.
Proprio Consorte e il suo vice Ivano Sacchetti sono al centro di uno dei filoni più dirompenti dell’indagine: la Procura ha acceso i riflettori su circa 50 milioni di euro di plusvalenze versate alla coppia dal finanziere Chicco Gnutti, apparentemente per consulenze private. Ai tre viene contestata l’associazione a delinquere: farebbero parte della stessa rete che aveva il suo promotore in Fiorani e il suo epicentro alla Popolare di Lodi.