La Bpi in cerca di 800 milioni Scambio di sportelli con Bpvn

Oggi consiglio per l’aumento di capitale. Il piano industriale e la carta delle cessioni

Massimo Restelli

da Milano

Scambio di sportelli con Popolare Verona e Novara, razionalizzazione della struttura, cessione di asset non strategici come Bipielle.net e Bipielle Suisse: il direttore generale Franco Baronio affina il piano industriale di Banca Popolare Italiana che questo pomeriggio getterà le basi per un aumento di capitale da 800 milioni. La decisione sarà al centro di un consiglio di amministrazione straordinario, così da sottoporre la ricapitalizzazione all’assemblea dei soci già in calendario il 29 aprile per il bilancio.
Malgrado la tempistica serrata, l’operazione dovrebbe scattare, in una o più tranche, dall’autunno quando sarà entrato a regime il piano industriale e sarà superata l’impasse di Stefano Ricucci. Bpi ha deciso di escutere il pegno e rivendere il 14,1% di Rcs acquistato dall’immobiliarista romano che oggi potrebbe però ottenere dalla Procura il dissequestro delle azioni Antonveneta ed evitare il fallimento di Magiste. L’amministratore delegato Divo Gronchi vuole realizzare una netta cesura nella storia di Bpi mettendo ordine alla tumultuosa crescita realizzata dall’ex numero uno Gianpiero Fiorani: complice la severa pulizia di bilancio, per lo scorso anno si stimano 700 milioni di rosso. Il ricavato della ricapitalizzazione, su cui è al lavoro Mediobanca, dovrebbe in ogni caso essere utilizzato per accorciare la catena di controllo. Ritirando dal mercato Reti Bancarie (500 milioni l’esborso) e Bipielle Investimenti (200 milioni), cui si aggiungeranno progetti di natura industriale, commerciale e tecnologica.
Il piano industriale, che sarà approvato dal board il 4 aprile, includerà anche il progetto di razionalizzazione della rete Bpi che cederà a Bpvn 12-15 sportelli dislocati in Trentino in cambio di altrettante dipendenze perlopiù in Centro Italia. Destinati a uscire dal gruppo anche i 1.050 promotori di Bipielle.net: oggi il cda della controllante Bipielle Investimenti dovrebbe ammettere in short list 3 delle 8 proposte ricevute, ma quella di Fondiaria-Sai sarebbe in vantaggio.
Inclusa la vendita di Bipielle Suisse e di alcuni cespiti di Bipielle Real Estate, Lodi dovrebbe incassare 500 milioni. Denaro che, insieme all’aumento di capitale e alla pulizia contabile, aumenterà le chance del gruppo di rimanere indipendente o di trattare le condizioni di un’integrazione. L’interesse di Popolare di Milano è forte così come del Monte Paschi, il cui presidente Pierluigi Fabrizi vorrebbe acquisire anche Bper. Il mandato di Fabrizi è però al termine e il probabile successore Giuseppe Mussari, oggi a capo della Fondazione Mps, sembra guardare con maggiore favore a un accordo con un big player. In questo caso in testa appare Sanpaolo Imi che ha però detto di considerare «un’ipotesi» anche un’aggregazione con Capitalia.
Ecco perché numerose banche d’affari continuano a porre al centro del risiko sia Rocca Salimbeni sia il gruppo romano, verso il quale anche Banca Intesa aveva peraltro fatto avance (800 milioni le sinergie attese). La tesi è che Capitalia e Mps dovranno individuare un compagno di viaggio ma la situazione non potrà essere sbloccata in tempi rapidi sia per l’approssimarsi della verifica elettorale sia perché il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, rimane sospeso. E Roma non vuole certo trattare da una posizione di debolezza.