Bpi cerca un presidente che faccia dimenticare Fiorani

In vantaggio sembra essere l’ex sottosegretario al Tesoro Piero Giarda. Il nodo del finanziamento di 850 milioni a Ricucci per comprare azioni Rcs

da Milano

Replicare a Lodi l’assetto della Popolare di Vicenza e di altri gruppi cooperativi. Mentre proseguono i giochi diplomatici in vista del rinnovo del consiglio di amministrazione di lunedì, il direttore generale Divo Gronchi (ex Bpvi) prova a mettere mano alla struttura decisionale di Popolare Italiana preparando l’arrivo di 2-3 vicedirettori generali.
Un assetto con cui Bpi offrirebbe alla Procura un altro segno di discontinuità rispetto alla gestione «accentratrice» impostata dall’ex amministratore delegato Gianpiero Fiorani. I tempi sembrano stretti tanto che il primo insediamento, probabilmente con l’arrivo dall’esterno di un referente per il risk management, potrebbe essere deciso già lunedì quando l’intero consiglio di amministrazione dovrebbe presentarsi dimissionario in vista dell’assemblea dei soci in agenda probabilmente venerdì 20 o sabato 21 gennaio.
Se la scelta di Gronchi sembra essere quella di procedere entro l’anno anche alla scelta di un secondo vicedirettore, cui affidare l’area «mercato», e di un terzo per quella delle «operazioni», ancora in salita rimane la strada per formare il nuovo board.
Le attese sono tuttavia per una struttura più ristretta di quella attuale e con un elevato numero di consiglieri indipendenti. Bankitalia ha fatto filtrare alcune indicazioni così come sono in corso contatti tra i sindacati per costruire una lista tra i dipendenti dell’istituto ma il passaggio cruciale appare scegliere a chi affidare la presidenza in sostituzione di Giovanni Benevento. Il totonomine, in corso da giorni, vede un poker di nomi composto dal commercialista Paolo Gualtieri insieme all’ex sottosegretario al Tesoro Piero Giarda, all’ex presidente di Unicredito Francesco Cesarini e all’ex Rettore della Bocconi, Roberto Ruozi.
Anche se i giochi sono aperti in vantaggio appare Giarda, attuale presidente di Bipielle Investimenti, tanto che alcuni propongono di accelerare i tempi fino a cooptarlo al più presto in Cda. Da verificare resta però l’eventuale impegno scritto di tutti gli attuali consiglieri a non ricandidarsi, anche se alcuni a Lodi vorrebbero che nella lista da sottoporre all’assemblea ci fosse una rappresentanza del vecchio board. Cui si aggiunge il destino del collegio sindacale e dei consigli delle controllate di Bpi.
Gli stessi candidati sembrano peraltro in attesa dei segnali provenienti dalla Procura cui la banca, assistita dallo studio legale di Giuseppe Iannaccone, ha chiesto di rientrare in possesso del 26,5% di Antonveneta destinato all’olandese Abn Amro. Uscire da Padova porterà 2,1 miliardi nelle casse di Bpi (150mila euro gli oneri finanziari per ogni giorno di ritardo nel dissequestro). Ma per contenere le mire delle altre popolari, Bipiemme in testa, Gronchi dovrà presto anche sbrogliare la matassa del finanziamento da 850 milioni concesso a Ricucci a fronte di un pegno sul 14,7% di Rcs.