Bpi chiede il dissequestro del suo 29%

Mentre Banca popolare italiana chiede al tribunale il dissequestro della propria quota in Antonveneta (29% circa) i consulenti di Dresdner e Lazard tornano a incontrare gli advisor di Abn per sbloccare l’impasse. L’esito al momento è interlocutorio ma, a conferma della volontà di stringere i tempi, le parti potrebbero tornare a vedersi all’inizio della prossima settimana. Giorni che serviranno per tastare l’orientamento di Bpi, dove potrebbe esserci un nuovo passaggio in consiglio di amministrazione. Quanto al fronte guidiziario, sebbene non sia in programma una convocazione di Antonio Fazio, prosegue il lavoro dei Pm sul discusso nodo delle cessioni di minoranza: la Guardia di finanza ha sequestrato altri due documenti nel quartier generale lodigiano e in particolare la lettera di intenti, ritenuta retrodatata, tra le due società di Emilio Gnutti, Hopa ed Earchimede, su un finanziamento concesso da Lodi. Particolare che peserà sulla decisione della Consob che, insieme a Bankitalia, deve pronunciarsi sul destino delle due offerte (ora congelate) promosse da Bpi su Antonveneta (meno 1,2% in Borsa). Oltre all’interrogatorio del direttore generale di Bpl Suisse, Mauro Scalfi, i Pm continuano a mappare il capitale di Antonveneta alla ricerca delle quote (10% circa) sfuggite al sequestro: all’imprenditore lodigiano Marco Sechi farebbero capo complessivamente 1,4 milioni di azioni. La partita Antonveneta potrebbe concludersi permettendo a Abn di subentrare a Lodi, cui verrebbero riconosciuti 26,5 euro per azione e una buonauscita in termini di sportelli.