Bpi, contro Fiorani e la sua squadra assemblea a giugno

da Lodi

Un consiglio d’amministrazione per decidere, una volta per tutte, se procedere con l’azione di responsabilità nei confronti dell’ex ad Gianpiero Fiorani e del suo board. È quello che sarà convocato dalla Banca Popolare Italiana appena dopo Pasqua. Non solo: sarà in questo vertice che si deciderà se portare la questione anche nell’assemblea straordinaria dei soci attesa per il prossimo mese di giugno.
È dal consiglio d’amministrazione del 23 settembre 2005 che si parla di questa ulteriore presa di distanza dalla «gestione» Fiorani e, poi, la questione è spuntata in tante altre sedi. La decisione non è mai stata adottata ma allo stato attuale è circa il 70% dei consiglieri a spingere in questo senso. Si sostiene la necessità di chiedere il risarcimento dei danni in base alla legge sulla responsabilità giuridica delle imprese.
L’obiettivo del vertice di Popolare Italiana è imprimere un segnale chiaro e forte di rottura con il passato che ha come primo destinatario il mercato borsistico. E c’è anche da considerare che, praticamente ogni volta che il progetto viene ribadito, il titolo a Piazza Affari chiude in rialzo.
Del resto gli inquirenti l’hanno messo nero su bianco: l’istituto creditizio allora guidato da Fiorani non avrebbe rispettato le norme sui patti parasociali, quindi le regole fondamentali di trasparenza del mercato e della governance. E il fatto che questo sarebbe avvenuto in un periodo così delicato come l’imminenza dell’offerta pubblica di acquisto (Opa) su Antonveneta rende la violazione ancora più grave.
Senza contare i fidi per oltre un miliardo di euro che in pochi giorni Popolare Italiana avrebbe erogato a più clienti, senza garanzie, per operazioni che avrebbero potuto rivelarsi assolutamente rischiose: prassi contraria alle buone regole della tecnica bancaria.
Gli atti di accertamento della Consob e il decreto di sequestro delle azioni, poi, dimostrano come la scalata ad Antonveneta sarebbe avvenuta violando le regole possibili di funzionamento del mercato finanziario e bancario.
È chiara, dunque, e la si definisce come «giustificata» la volontà della maggioranza del consiglio. Tanto che ieri, fonti finanziarie hanno voluto spiegare: «Si tratta anche, innegabilmente, di un’azione prudenziale nei confronti del consiglio stesso, un vero e proprio atto di autotutela. Non si può non pensare che, un giorno, potrebbe essere l’assemblea ad accusare l’attuale consiglio di non aver scelto di tutelare gli interessi degli azionisti. E sarebbero guai per lo stesso cda».
Insomma, alla luce degli eventi e degli sviluppi della vicenda sembra questa via stia apparendo come l’unica da percorrere da sempre più consiglieri. Per non parlare di tanti azionisti che, in diverse assemblee ormai, hanno provato a più riprese a tornare in tema.