Bpi, Fiorani ribadisce le accuse a Fazio

Enrico Lagattolla

da Milano

«Fazio sapeva tutto». Di più. «Fu lui a incoraggiare la scalata ad Antonveneta». Gianpiero Fiorani parla, ancora una volta. Una memoria meticolosa lungo due anni di confidenze con l’ex governatore di Bankitalia. Gli incontri, le telefonate, le circostanze ribadite, puntualizzate, arricchite di particolari. E ne esce male, l’ex numero uno di Palazzo Koch. «Quando ha saputo che Abn Amro aveva ricevuto l’autorizzazione all’Opa, è saltato sulla sedia?», domanda uno dei legali di Fazio nel corso dell’incidente probatorio. «No - risponde Fiorani - sono saltato in macchina e sono corso dal governatore». Concepito per mettere all’angolo il «re di Lodi», il controesame di Fiorani è quasi un tracollo per l’uomo di Alvito.
Un’«eminenza grigia», nel racconto di Fiorani. È lui che ostacola gli «appetiti stranieri» sul sistema bancario italiano. È lui che manovra perché la scalata non resti solo un’intenzione. È lui, infine, che dà il nulla osta all’operazione. Una data, ottobre 2004: la fine del patto di sindacato in cui erano coinvolti alcuni imprenditori veneti e lombardi. «Voglio vedere se sei capace di portarmi qui la disdetta del patto entro l’8 dicembre», dice il governatore al banchiere di Lodi. In particolare, «Fazio prese l’impegno di contattare Gilberto Benetton e Ennio Doris. Il dottor Gnutti gli comunicai che l’avrei portato io, cosa che poi ho fatto». Dunque, secondo Fiorani fu Fazio in persona a convincere Doris e Benetton a rompere la coalizione, e lasciare a Bpl campo libero su Antonveneta. «Lei deve considerare gli interessi del Paese - avrebbe detto il governatore all’industriale veneto -, la stabilità del sistema bancario, e quanto sono importanti le popolari».
O ancora, marzo 2005: l’offerta olandese sull’istituto padovano. «Fazio, che mi aveva assicurato che nessuno in Italia lancia un’Opa su una banca senza concordarlo con il governatore, rimase sconvolto per l’affronto. “Questi se ne devono andare”, mi disse». Sconvolto, perché «mi aveva garantito che non avrebbe mai fatto salire Abn oltre il 12,5%, massimo 15%, e che mai avrebbe autorizzato l’Opa». Quindi, «mi incoraggiò a insistere nella conquista di Antonveneta, perché la Popolare italiana avrebbe dovuto avere un ruolo aggregante nel sistema creditizio italiano».