Bpi non prevede altre sorprese nel bilancio 2005

Perdite in linea con i primi nove mesi. L’istituto ha ancora l’1,2% di Antonveneta. Via libera dei revisori ai conti del 2004

da Milano

La Banca Popolare italiana non prevede sorprese sui conti dell’istituto per il 2005. Secondo un documento interno, reso noto dall’agenzia Radiocor, la perdita finale dovrebbe essere quella emersa alla fine dei primi nove mesi, dopo le modifiche eseguite in seguito alle inchieste della magistratura. In tutto 328 milioni, «rettificate in negativo di 37 milioni» relativi alla revisione del bilancio per l’anno precedente. Una previsione a cui si accompagna un’avvertenza: sono ancora in corso verifiche su alcune poste contabili. Intanto nel documento informativo diffuso sulla cessione della quota Antonveneta Bpi ha reso noto che i 2 miliardi di euro incassati per la cessione della quota Antonveneta è stato impiegato per l'80% sul mercato monetario a breve termine. Nel documento depositato si dice anche che dopo la cessione della quota di Antonveneta Bpi possiede ancora 4 milioni di azioni della banca padovana, pari allo 1,295% del capitale. La partecipazione è legata a operazioni di prestito titoli scadute a novembre e dicembre e rinnovate per ulteriori 6 mesi. «Le suddette azioni sono tuttora oggetto di sequestro». Le notizie sono arrivate nello stesso giorno in cui si è saputo che i revisori di Deloitte hanno approvato (con qualche riserva) il bilancio 2004 della Popolare Italiana nella versione del direttore generale Divo Gronchi. La presa di posizione dei revisori è legata alla riscrittura del bilancio 2004 di Popolare Italiana chiesta dalla Consob e decisa a fine dicembre da Gronchi. Il consiglio della ex Lodi approvò allora un nuovo rendiconto con 195 milioni di rettifiche in negativo rispetto al bilancio precedente e un risultato finale in rosso per 26,6 milioni. I numeri nella versione riveduta e corretta dovranno essere votati dall’assemblea della banca in calendario per fine gennaio, ma hanno anche richiesto nuove certificazioni da parte di sindaci e revisori.
Per quanto riguarda questi ultimi Deloitte & Touche ha depositato la sua relazione: ora i conti sono conformi alle norme. Restano tre aree dubbie: i conti garantiti ai clienti vip, alcuni contratti in valuta e i contratti con impegno di riacquisto conclusi su alcune partecipazioni di minoranza. Per i conti garantiti Deloitte spiega di non aver avuto a disposizione «idonei supporti documentali» sugli accantonamenti effettuati. Per le altre due voci invece «le evidenze documentali forniteci non consentono lo svolgimento di adeguate verifiche».
I revisori hanno potuto operare, dicono, sulla base degli accertamenti fino a ora svolti dalla banca e dopo aver «acquisito le informazioni disponibili circa quelli svolti dalle competenti Autorità». Gli esiti dell'ispezione di Banca d'Italia non sono invece «ancora disponibili» e Deloitte non esclude che se avesse potuto disporre di tali dati sarebbero potute emergere altre rettifiche «oltre a quelle considerate dagli amministratori». Nel parere del collegio sindacale sui nuovi conti i sindaci (gli stessi degli anni scorsi) si difendono dall’accusa di eccessiva accondiscendenza nei confronti dei progetti e delle risultanze contabili dell’era Fiorani puntando il dito contro quest’ultimo e contro la direzione finanziaria della sua gestione, accusati aver nascosto informazioni essenziali o di aver fornito dati ingannevoli.