Bpi, Pm pronti a chiudere la «fase uno» dell’inchiesta

Enrico Lagattolla

da Milano

L’ultima riunione, la mattina di San Silvestro. Riuniti nell’ufficio del procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco, a tirare le fila dell’inchiesta Antonveneta e a pianificare le nuove strategie investigative. Poi, il rompete le righe. Qualche giorno di pausa prima di aprire la seconda fase dell’indagine. Con nuovi interrogatori che facciano luce sugli ultimi elementi acquisiti dalla Procura.
Aveva chiesto di fare in fretta, il procuratore Manlio Minale. In parte verrà accontentato. Il versante originario dell’inchiesta, quello del «concerto» per il rastrellamento delle azioni dell’istituto padovano, sembra ormai prossimo alla definizione. Tanto che, nei giorni scorsi, è stata data esecuzione alla compravendita del 25,7 per cento di Antonveneta tra la Popolare italiana e Abn Amro, dopo il dissequestro delle azioni disposto dai magistrati milanesi. Inoltre, appaiono definite le posizioni dell’ex amministratore delegato di Bpi Gianpiero Fiorani e dell’ex direttore generale Gianfranco Boni (entrambi in carcere dal 13 dicembre), del finanziere bresciano Emilio Gnutti e dell’immobiliarista romano Stefano Ricucci.
Non altrettanto, invece, si può dire per il filone riguardante i fondi che la «banda Fiorani» avrebbe sottratto all’istituto lodigiano, né per quello che riguarda il ruolo svolto dai vertici di Unipol, il numero uno della compagnia Giovanni Consorte e il suo vice Ivano Sacchetti. Gli ultimi interrogatori, infatti, non sembrano aver soddisfatto del tutto gli inquirenti, come è ancora da chiarire che fine abbiano fatto quei 200 milioni di euro circa che sarebbero frutto dell’attività illecita della «banca nella banca». E all’attenzione della Procura restano anche i milioni (tra i 40 e i 50) trovati sui conti di Consorte e Sacchetti che, secondo l’accusa, sarebbero frutto di plusvalenze sospette, e che invece l’ex «Napoleone» di via Stalingrado giustifica come una consulenza legata all’affare Telecom. E, ancora, poco limpidi appaiono i legami tra Consorte, Gnutti e Vittorio Casale (il re delle sale Bingo), beneficiari di diverse operazioni finanziarie che hanno insospettito gli inquirenti.
È il capitolo delle complicità, a interessare in modo particolare i magistrati milanesi. Ma è lo stesso capitolo su cui sembrano più forti le resistenze degli indagati. Gli ultimi faccia a faccia tenuti nel carcere milanese di San Vittore hanno fornito nuovi dettagli (comprese alcune divergenze tra Fiorani e Boni che gli inquirenti intendono chiarire), ma restano alcuni punti da chiarire. E non è un caso che nessuno dei legali degli arrestati abbia ancora fatto richiesta di scarcerazione.
Dunque, una breve pausa di riflessione che dovrebbe durare, con ogni probabilità, fino all’Epifania. Poi, una nuova stretta della Procura milanese. I pm Francesco Greco, Eugenio Fusco e Giulia Perrotti - che saranno presto affiancati da altri tre magistrati, a integrare il pool - torneranno a sentire Fiorani (e sarà la sesta volta), mentre per quel che riguarda Unipol (iscritta nel registro degli indagati per responsabilità oggettiva in base alla legge 231 del 2001), toccherà a Sacchetti e - ancora una volta - a Consorte.