Bpi, la Procura sblocca le azioni Antonveneta verso Abn Amro

da Milano

Un incontro al mattino fra gli avvocati e i pubblici ministeri. Poi, finalmente, la notizia tanto attesa: la Procura di Milano ha deciso di sbloccare le azioni Antonveneta di proprietà della Bpi, sotto sequestro da luglio. La mossa è la condizione necessaria per chiudere la sanguinosa guerra scatenata da Bpi per il controllo dell’istituto di credito. Ora il boccino passa agli olandesi di Abn Amro che compreranno dai vertici di Bpi il pacchetto, pari al 25,8 per cento del capitale. Abn Amro verserà circa 2 miliardi di euro su un conto corrente, pagando 26,50 euro per azione; altri 90 milioni, le plusvalenze della cessione, finiranno su un secondo conto corrente, vincolato, a disposizione della procura che con ogni probabilità, disporrà il sequestro cautelativo della somma.
In questo modo l’istituto di credito, da questa estate una presenza fissa non richiesta sui giornali, si avvia sulla strada della normalità. Gli olandesi, già titolari del 25 per cento di Antonveneta, hanno sottoscritto un accordo per rilevare le quote degli altri concertisti - Gnutti, Lonati e Magiste - e hanno tempo fino alla fine di marzo per lanciare l’ Opa che dovrebbe sancire i nuovi assetti di potere.
La giornata decisiva arriva dopo una laboriosa trattativa fra gli avvocati e il custode giudiziale dei titoli, Emanuele Rimini. Al mattino nuova girandola di incontri: i Pm incontrano Rimini e i legali di Bpi; questi portano un’integrazione alla richiesta di dissequestro, già presentata, che riguarda proprio l’ultimo ostacolo: le plusvalenze. In pratica alzano bandiera bianca. Dopo aver già risolto nelle scorse settimane l’altro problema sul tavolo, tagliando i ponti con la passata gestione e dando così quei segnali di discontinuità attesi a Palazzo di giustizia. Francesco Greco, Eugenio Fusco e Giulia Perrotti ascoltano la proposta, poi si chiudono nell’ufficio del capo della Procura Manlio Minale. Quindi la decisione.
Tramontano così i sogni di gloria di Gianpiero Fiorani. La notte dell’ 11 luglio, meno di sei mesi fa, Antonio Fazio autorizzò l’Opa della Bpi e Fiorani, intercettato, scolpì la frase ormai proverbiale: «Tonino ti bacerei in fronte». Gli olandesi sembravano fuori gioco.
Ora di quei propositi restano solo le macerie. Fiorani è al centro clinico di San Vittore, Fazio ha lasciato la Banca d’Italia. E Abn Amro ha vinto.