Bpi rinuncia ai profitti su Antonveneta

Probabili altre memorie integrative. Le garanzie sul ricambio completo

Massimo Restelli

da Milano

Una rosa di cui sono rimaste le spine. Potrebbe essere riassunta così la tentata scalata ad Antonveneta per i 200mila azionisti di Banca Popolare Italiana. Dopo aver decapitato il vertice e preso le distanze dalla precedente gestione, Bpi si prepara infatti a rinunciare anche al residuo vantaggio economico dell’armistizio con Abn Amro.
La disponibilità è contenuta nelle 37 pagine che l’ex popolare lodigiana ha consegnato sabato mattina alla Procura di Milano per ottenere il dissequestro del 26,5% di Antonveneta destinato agli olandesi. La proposta formulata da Bpi è versare la plusvalenza (90 milioni circa) su un conto intestato alla banca ma a disposizione dei magistrati.
Il gruppo vuole confermare quella situazione «radicalmente mutata» su cui si sofferma più volte l’istanza che rivela i 15 titolari dei conti privilegiati e i particolari su alcune discusse operazioni mobiliari (azioni e obbligazioni) garantendo che la banca non coprirà i reati contestati. Una cesura netta con il passato che porterà anche a uno sbarramento contro la ricandidatura dei sei esponenti del comitato esecutivo o comunque dei consiglieri che più avevano condiviso con l’ex ad Gianpiero Fiorani la vorticosa crescita dell’istituto.
Per un ricambio completo premono i pm che già in settimana potrebbero rivedere Bpi e i consulenti dello studio di Giuseppe Iannaccone che probabilmente presenteranno alcune memorie integrative.
Il clima appare sereno e tra i più convinti ad abdicare c’è il presidente Giovanni Benevento, ma l’orientamento appare condiviso all’interno del board fino a coinvolgere gli indipendenti. Tanto che considerando la composizione dell’attuale struttura di comando, compreso il comitato di controllo, a restare in corsa sono non più di 3-4 esponenti della vecchia guardia: intanto il vicepresidente Desiderio Zoncada ha lasciato la guida di Bipielle International e di Bipielle Suisse su cui si sta stringendo il cerchio dei magistrati.
L’attenzione si sposta al 12 dicembre, quando l’attuale board si presenterà dimissionario chiamando i soci in assemblea per scegliere il vertice. L’assise è attesa per sabato 21 gennaio ma Bankitalia ha già suggerito qualche candidatura così come sono in corso i contatti per creare una lista di dipendenti.
Un passaggio delicato su cui vigila la Procura prima di restituire a Bpi (meno 1,15% a 7,36 euro in Piazza Affari) il pacchetto di Antonveneta che una volta venduto ad Abn farà affluire 2,1 miliardi nelle casse della banca. Risolto il caso padovano, ogni giorno di ritardo nel dissequestro costa 150mila euro a Bpi, il direttore generale Divo Gronchi dovrà però trovare una via di uscita per il finanziamento da 850 milioni concesso all’immobiliarista Stefano Ricucci a fronte di un pegno sul 14,7% di Rcs.
Un’ipoteca gravosa per Lodi su cui, in caso le difficoltà diventassero insormontabili, si scatenerebbero le mire delle altre popolari. A partire dalla Bipiemme di Roberto Mazzotta che da tempo insiste sul progetto di costruire una «superpopolare» del Nord.