«Bpi rischiava una scalata»

da Milano

La fusione della Banca Popolare Italiana con quella di Verona e Novara è servita a evitare una possibile azione ostile sull'istituto lodigiano ha detto ieri il presidente Piero Giarda. «Pensavamo di farcela ad andare da soli e avevamo anche messo in campo azioni difensive - ha spiegato - ma il nostro giudizio non era condiviso dai mercati». Giarda ha ricordato come il capitale della banca si era radicalmente trasformato ed è ora formato per il 70% da fondi e investitori istituzionali con carattere speculativo. «Questi - ha detto - avrebbero potuto far crollare i titoli agevolando così un'acquisizione ostile». Oltre alla pesante situazione finanziaria del gruppo, Giarda ha ricordato come la Banca d'Italia nell'ispezione durata undici mesi avesse «usato parole spietate per definire lo stato della banca» aggiungendo che nel rapporto via Nazionale invitava esplicitamente «a valutare ipotesi di integrazione con intermediari di adeguata dimensione». L'istituto di credito era «ferito e convalescente» mentre «il mercato non è stato tenero» ha affermato a sua volta l'ad della Bpi, Divo Gronchi: «Abbiamo aggregato le banche toscane - ha ricordato -, messo in campo un aumento di capitale nonostante l'opposizione degli hedge fund e accorciato la catena societaria facendo salire il valore della banca ma non è stato sufficiente».