Bpi si affida a Mediobanca e Rothschild

Il cda chiede alle due banche d’affari di valutare le offerte ricevute. Il nodo del verdetto di Bankitalia

da Milano

Banca Popolare Italiana affida a Mediobanca e Rothschild il compito di comparare le offerte di matrimonio sul tavolo rispetto alla prospettiva di continuare in autonomia. La decisione è stata presa ieri dal consiglio di amministrazione, protrattosi poi fino a tarda serata per ascoltare il risultato dell’ispezione di Bankitalia. Lodi non ha svelato il verdetto della Vigilanza, a illustrare il verbale è stato il responsabile della squadra inviata da via Nazionale Nicola Stabile, ma è probabile che siano state previste alcune sanzioni nei confronti della vecchia gestione coordinata dall’ex ad Gianpiero Fiorani.
Piazza Affari, tuttavia, guardava alle conclusioni di Palazzo Koch, frutto di 11 mesi di lavoro svoltosi in parallelo alla fallita Opa su Antonveneta, soprattutto per carpire dettagli sul percorso che potrebbe portare Bpi tra le braccia di un’altra popolare. A questo proposivo il gruppo guidato da Divo Gronchi, pur considerando «prioritaria» l’attuazione del proprio piano industriale al 2009, ha deciso ieri di chiedere l’aiuto di Mediobanca e di Rothschild. L’intento è di decidere «in tempi brevi», ha sottolineato Popolare Italiana citando le ipotesi di integrazione fatte pervenire da Popolare di Milano, Popolare Emilia Romagna e Popolare di Verona-Novara.
Favorita, complice la tela diplomatica intessuta dal presidente Roberto Mazzotta, appare Bpm che potrebbe realizzare un’offerta carta contro carta così da dare vita a una holding comune. Lodi appare però una pedina importante anche per completare la presenza territoriale di Bpvn e Bper. Dal partita si è invece chiamata fuori Deutsche Bank il cui amministratore delegato, Josef Ackermann, ha smentito ogni interesse per Bpi. Scalare una popolare, complice la regola del voto capitario (un voto per testa), è complesso ma la Borsa è da tempo convinta del riassetto: tanto che da inizio giugno il titolo ha guadagnato il 20,5% (meno 0,6 ieri). Da verificare è però la «forza contrattuale» di Lodi. Dove, malgrado il piano di rilancio del direttore generale Franco Baronio, rimane lo scoglio dei rischi legati a Kamps e a Magiste.