Bpi, tensione tra i soci I dipendenti sfiduciano il numero uno Gronchi

Esito ancora incerto per l’assemblea di sabato. Giarda conferma il voto palese, Baronio incontra manager e imprenditori I veleni nel cda e l’incontro coi sindacati

da Milano

Il destino dell’amministratore delegato Divo Gronchi si deciderà a scrutinio palese: malgrado le pressioni della base, Banca popolare italiana mantiene la linea in vista dell’assemblea che sabato sarà chiamata a esprimersi sul reintegro del banchiere rimasto coinvolto nel crac Bagaglino-Italcase. Il nodo è stato illustrato dal presidente Piero Giarda al cda, impegnato anche a inviduare una via di uscita al temporaneo scostamento patrimoniale rispetto ai limiti di Vigilanza dovuto al maxi-dividendo viatico delle nozze con Popolare Verona-Novara.
Problema finito sotto i fari di Bankitalia con cui a breve è atteso un incontro per illustare una soluzione tecnica, magari inserendo una garanzia aggiuntiva di Bpvn. L’ostacolo dei ratios finanziari, che sarebbe già stato fatto verbalizzare in una precedente riunione del board lodigiano, rischia comunque di diventare un «infortunio» sul cammino verso Bpvn.
A partire dall’assemblea di sabato per il destino di Gronchi. I sindacati sono divisi ma a guidare la battaglia sono quattro associazioni: Assodip (dipendenti), Luigi Cesaris (ex lavoratori), Piccoli azionisti e Tiziano Zalli che hanno firmato un volantino ribadendo come Lodi e Bpi «non dovrebbero tollerare» il ripristino di un amministratore «ancorchè condannato in primo grado».
Oltre all’attacco diretto a Gronchi le quattro associazioni, circa 2mila gli iscritti, sono tornate a chiedere il voto segreto già reclamato dal «comitato Barbarossa» aumentando una tensione che è rifluita anche in Piazza Affari: Bpi ha ceduto l’1% trascinando Verona (meno 0,8%). L’obiettivo della base è trasformare l’assise in un referendum preventivo sul «tasso di lodigianità» della nuova supercooperativa. Nei tre incontri di martedì il direttore generale Franco Baronio avrebbe ricomposto le seconde linee evitando il rischio di franchi tiratori ma la partita con la base è incerta così come l’esito dell’assemblea: ieri sulle oltre 6mila richieste di partecipazione alla votazione depositate a Lodi si registrava infatti un ex equo di 1.900 tessere sia per l’area Toscana, considerata vicina a Gronchi, sia per il cosiddetto «Lodigiano stretto».
Baronio in un incontro con gli imprenditori al locale «Circolo del bridge», ricostruito dal Cittadino, ha voluto sottolineare come senza Gronchi anche le nozze con Bpvn sarebbero a rischio. Comportamento che ha però suscitato qualche critica da parte di alcuni consiglieri, inclini a considerare quello di Baronio un «eccesso di zelo commesso in buona fede».
Ieri, infine, la verifica con circa cento sindacalisti riuniti nel quartier generale di Lodi per ascoltare gli effetti del piano di fusione dall’ad in pectore Fabio Innocenzi, dal presidente Carlo Fratta Pasini, da Franco Baronio e Massimo Minolfi (i due direttori generali) e dal responsabile delle risorse umane di Bpi Alberto Agnelotti. Incontro che avrebbe riscosso un buon ritorno, complice una slide sulle filiali cittadine, passata «inosservata» nelle precedenti presentazioni.