Bpm, la Borsa scommette sul risiko

I fondi puntano su Bpvn ma il territorio vuole Bper

Massimo Restelli

da Milano

A un capo della fune il pressing dei fondi di investimento e Bankitalia, dall’altro i desiderata del territorio e la base sociale: Popolare Verona-Novara e Popolare Emilia Romagna raccolgono le forze per il confronto finale che nei prossimi 14 giorni deciderà il destino di Bpi. Molto dipenderà dalle «migliorie» economiche e di governance che riusciranno a strappare il presidente Piero Giarda e l’ad Divo Gronchi ma in Piazza Affari non manca chi è tornato a scommettere su un riassetto più ampio all’interno del credito cooperativo. A partire dal destino di Popolare Milano che ieri ha visto lievitare le proprie azioni del 6% a 11,15 euro tra scambi intensi (3,7% il capitale passato di mano). «Grande esclusa» dalla partita lodigina, Bipiemme sta infatti tentando da tempo il salto dimensionale inseguendo il progetto di una Superpopolare del Nord. Malgrado il presidente Roberto Mazzotta abbia fatto ricorso a tutta la propria esperienza la porta di Bpi è però rimasta sbarrata così come qualche mese prima era accaduto a Intra. Un doppio insuccesso «politico», in parte però mitigato dalla way out che Mazzotta ha predisposto rendendosi disponibile ad appoggiare l’espansione in Piemonte di Veneto Banca (con cui è stata firmata una lettera di patronage). Finanziare il gruppo trevigiano, i dettagli del matrimonio Intra-Veneto Banca sono attesi la prossima settimana, potrebbe infatti essere un altro tassello dell’espansione di Bpm.
Dopo il giallo rilevato dalla Consob sulla dinamica dell’offerta per Bpi, da verificare appare però la stessa governance di Milano e la sintonia di Mazzotta con i potenti sindacati interni. Soprattutto se sarà confermato che sono stati questi ultimi a frenare le avance impedendo di fatto la presentazione della proposta economica agli advisor nei tempi prestabiliti. Riflessioni che, unite al «valore industriale» che avrebbe una rete come quella della Milano per rafforzare la presenza in Lombardia di un player internazionale come Unicredit-Hvb, possono aiutare a spiegare il rimbalzo del titolo di Piazza Meda.
Tornando al bivio dinanzi a Lodi, un’aggregazione alla «pari» con Bper appare la preferita dal territorio e dai dipendenti ma non dai fondi di investimento presenti in forza nel capitale di Bpi. Visto che per quanto la stessa disparità dimensionale configuri l’operazione predisposta da Carlo Fratta Pasini come un’acquisizione di fatto, Bpvn sembra pronta a valorizzare ogni titolo 11,5 euro, di cui una parte cash. A fare propendere per una soluzione con un socio forte e patrimonializzato sarebbe anche l’input ricevuto da Bankitalia che ha indotto Gronchi a rinunciare a ogni velleità di indipendenza, così come il consiglio ricevuto dagli advisor e la prospettiva di creare un grande polo bancassicurativo con Cattolica.
Da affrontare rimarrebbe però lo scoglio di fare accettare l’aggregazione all’assemblea straordinaria dei soci. Dove, a dispetto della forza dei fondi internazionali, si vota per testa con l’esito che probabilmente prevarrebbe l’umore di una base oggi orientata verso il gruppo cooperativo di Guido Leoni che ha pensato a un’operazione carta contro carta valorizzando Lodi 12 euro circa.