Bpm-Bper, dopo l’estate l’ok dei soci

da Milano

Roberto Mazzotta e Guido Leoni non risparmiano sforzi per rendere realtà la fusione Bpm-Bper subito dopo l’estate, ma in Piazza Meda non si arrende la fronda sindacale che reclama il referendum. La prospettiva di consultare la base, nata in seno all’Associazione Amici della Bipiemme, ha infatti raccolto l’adesione esplicita sia della Fabi sia della Falcri targate Pop. Milano. Il tutto è contenuto in due distinte comunicazioni interne, di cui Il Giornale è entrato in possesso, distribuite tra lunedì e ieri pomeriggio. Nelle stesse ore in cui si consumava l’ultimo confronto tra Mazzotta e il direttivo dell’Associazione che rappresenta la larga maggioranza dei dipendenti- soci ed esprime, in «simbiosi» con i sindacati, 16 dei 20 consiglieri. Malgrado le tensioni non manchino, nei piani delle due promesse spose le nozze dovrebbero essere al vaglio dei rispettivi consigli di amministrazione entro la terza settimana di maggio. Così da costruire la casa comune con Bper (più 0,9% in Piazza Affari) sui conti 2006 e ricevere, subito dopo la pausa estiva, la definitiva benedizione dei soci in assemblea straordinaria.
A dettare la tempistica è lo stesso presidente di Bpm nella lettera rivolta agli azionisti a corredo del bilancio. Il banchiere spiega come l’asse con Modena permetterà un raddoppio anche dimensionale «senza provocare nessuno dei traumi» propri delle fusioni. Garanzie cui si aggiunge quella di costi sociali stimati «inesistenti», oltre alla «salvaguardia dei benefici economici e contrattuali» dei dipendenti. Punto quest’ultimo tra i più delicati da inserire nelle prospettate nozze con Bper che dovrebbero portare a una holding cooperativa, a custodia di due banche spa accanto alla ricerca di sinergie tra le società prodotto. Tornando al calendario delle trattative, il 21 aprile, quando i soci di Bpm (più 1,12% in Borsa) saranno chiamati ad approvare i conti dello scorso anno, è atteso invece un primo punto della situazione: «Si potrà dire che non vediamo più ostacoli o problemi di carattere preliminare», ha spiegato il vicepresidente Marco Vitale, aprendo così al confronto specifico sul concambio.
Una strada apparentemente in discesa, che ha ricevuto il supporto del Crédit Mutuel. Jean-Jacques Tamburini, incaricato di portare i colori di Parigi nel board di Bpm, ha infatti definito «un elemento non importante» l’eventuale incremento della propria quota (2% circa). L’attenzione rimane, infatti, concentrata sulla «cooperazione di business» e sulle società prodotto, ha proseguito il consigliere sottolineando che anche se il Crédit Mutuel dovesse convertire il proprio prestito, rimarrebbe sotto la soglia del 5 per cento.
Quando al braccio di ferro con la base, Mazzotta ha preannunciato una serie di confronti dopo Pasqua. Al momento resta il gioco di sponda dei sindacati che avrebbero ormai racimolato 1.500 firme per ottenere il referendum. Consultazione definita «corretta e opportuna» nel documento della Falcri che specifica di aver chiesto a Mazzotta, «possibili alternative» di avvicinamento a Bper che evitassero la trasformazione in spa. Difesa della cooperativa anche al centro delle richieste della Fabi che reclama un confronto aperto sul futuro dell’istituto.