Bpm-Bper, torna la fronda sindacale

da Milano

La pax sindacale all’interno della Popolare di Milano potrebbe avere vita breve. Insieme ai preparativi per predisporre le nozze con Popolare Emilia Romagna che dovrebbero essere ufficializzati questo pomeriggio dai due consigli di amministrazione, in Piazza Meda sembra infatti riprendere corpo quella «fronda» trasversale alle sigle dei dipendenti su cui qualche mese fa il presidente Roberto Mazzotta aveva visto infrangere i propri piani su Bpi.
Malgrado i toni siano più sfumati rispetto a quanto accaduto con Lodi e alcuni vertici sindacali abbiano esortato Mazzotta «a non recedere», il banchiere sembra infatti costretto a confrontarsi nuovamente con i «dissapori personali» nutriti da alcuni uomini della «struttura» del gruppo. In una battaglia di posizione, probabilmente indotta dal timore di perdere gran parte della propria influenza politica, che potrebbe complicare l’incastro industriale con Bper. Fino a trasformarsi in un’arma nelle mani dell’ad Guido Leoni che starebbe infatti pensando a correttivi nella governance della nuova superpopolare per limitare il peso delle sigle di Bipiemme.
Sebbene i giochi tattici restino complessi, alle tre di questo pomeriggio, il dado dell’alleanza sarà tratto: a meno di imprevisti, infatti, i consigli di Bpm e Bper si riuniranno in «parallelo» a Milano e a Modena per ufficializzare in forma congiunta l’avvio delle trattative in esclusiva per arrivare alla fusione. Dopo la spola dei consulenti (Mediobanca e Lehman, Lazard e Citigroup) registrata giovedì, inizierà così la rincorsa per chiudere la partita entro marzo. In tempo utile per illustrare l’alleanza alle due assemblee dei soci attese nella seconda metà di aprile.
L’idea è una fusione carta contro carta per creare un’unica holding cooperativa quotata presieduta da Mazzotta con Leoni come amministratore delegato e Fabrizio Viola come direttore generale. Al piano inferiore troverebbero posto le due banche reti trasformate in spa e dotate di un’ampia autonomia. Un impianto «federativo», cui si accompagnerebbero però strutture comuni tra le controllate, a partire da Akros e Meliorbanca per l’investment banking: 260 milioni le sinergie complessivamente attese, con una creazione di valore, al netto della ristrutturazione, del 10-11 per cento.
Se tra Milano e Modena le trattative iniziano, a Roma si concludono. Sempre questo pomeriggio infatti i grandi soci di Capitalia restituiranno al dimissionario Vittorio Ripa di Meana le redini del patto di sindacato (31% del capitale). Dopo giorni di contatti svolti sotto la regia di Abn Amro, a ufficializzare il «reincarico» sarà lo stesso patto che probabilmente si limiterà però a confermare la propria fiducia nel legale senza addentrarsi nelle motivazioni del suo gesto. Così da evitare un altro casus belli tra il presidente Cesare Geronzi e l’amministratore delegato Matteo Arpe.