Bpm deve convincere Draghi A2A si difende dai francesi

Si preannuncia un’estate calda per i due fiori all’occhiello della finanza meneghina che nelle prossime settimane si troveranno ad affrontare esami importanti, anzi decisivi per il loro futuro. Da una parte Bpm, che deve ricucire lo strappo con Banca d'Italia proprio a ridosso di un delicato aumento di capitale; dall’altra A2A, impegnata nel riassetto di Edison e nelle trattative con i soci francesi di Edf.
Sul fronte della Popolare milanese, ieri è stato il giorno del redde rationem con la Vigilanza dopo lo scontro sulle deleghe consumato a fine giugno. Il presidente Massimo Ponzellini e il direttore generale Enzo Chiesa hanno infatti incontrato il vicedirettore di Bankitalia, Anna Maria Tarantola. Ma sugli sviluppi vige il massimo riserbo: «Si è trattato di un incontro di routine, si prosegue a lavorare», fanno solo sapere fonti vicine all’istituto. Il prossimo appuntamento nell’agenda della Popolare è fissato per il 19, quando si terrà il consiglio straordinario sul piano industriale e la relazione sulle richieste di Bankitalia, mentre nei primi dieci giorni di settembre si dovrebbe riunire il cda sull’aumento di capitale. In un'intervista al Corriere della Sera, il vicepresidente Graziano Tarantini ha sottolineato che l’importo della ricapitalizzazione potrebbe essere «anche inferiore» al tetto di 1,2 miliardi previsto dalla delega.
Il fil rouge tra la «missione» di Bpm e la partita su Edison è proprio Tarantini che è anche presidente del consiglio di sorveglianza di A2A. Su questo fronte i prossimi giorni saranno decisivi, almeno per quanto riguarda le strategie messe in campo dal versante italiano. Per giovedì 21 luglio è stato infatti convocato un consiglio di amministrazione di Delmi, la holding attraverso cui la cordata italiana controlla (indirettamente) il gruppo di Foro Buonaparte. All’ordine del giorno c’è la nomina del vicepresidente, ma è plausibile che, le «varie ed eventuali» possano contemplare una discussione sul riassetto di Edison che, fino a oggi, ha visto Iren (azionista di Delmi al 15%) critica sulla gestione del negoziato da parte di A2A e sulla soluzione condivisa a marzo con Edf. L’appuntamento farà peraltro seguito al consiglio di gestione della stessa A2A previsto per lunedì, dove attraverso delibere formali si decideranno deleghe e paletti per la negoziazione con i francesi. «Puntiamo a confermare una presidenza italiana di garanzia, perché affidare più spazio in governance ai francesi non significa certo lasciar fare loro quello che vogliono», ha dichiarato proprio Tarantini lo scorso 12 luglio. Di Delmi fa parte una cordata di soci industriali guidati da A2A (51%) a cui si aggiungono Iren (15%), Dolomiti Energia (10%) e Sel (10%), oltre a soci finanziari come Mediobanca (6%), Fondazione Crt (5%) e la stessa Bpm (3%). La cassaforte rappresenta l’anello a monte della catena di controllo di Edison, poiché possiede il 50% di Transalpina d’Energia che a sua volta, controlla il 61,3% di Foro Buonaparte. Partecipazione che le è costata, nel 2010, una perdita teorica di 2,13 miliardi.