Bpm e Bper stringono sulla superpopolare

Milano - La fronda sindacale assume forza, ma la Bipiemme di Roberto Mazzotta imbocca la strada della «superpopolare» insieme alla Bper di Guido Leoni. Dopo poco più di tre ore di riunione il via libera alle «trattative in esclusiva» è stato sancito ieri dai rispettivi consigli di amministrazione. Al momento si tratta di una lettera di intenti non vincolante, ma che ha fatto segnare l’«unanimità» anche nella stanza dei bottoni di Piazza Meda.
Compattezza che potrebbe favorire il desiderio di Mazzotta di arrivare a una soluzione entro aprile, in tempo utile per l’assemblea, ma in Piazza Affari i timori non mancano: meno 1,8% il titolo in chiusura. Oltre alla bufera sindacale, a pesare è stata la pagella di Lehman Brothers, i cui analisti, pur stimando sinergie per 266 milioni e vantaggi sul piano competitivo, hanno intravisto implicazioni «potenzialmente negative» su quello finanziario. Il giudizio probabilmente, visto che la banca d’affari è anche advisor di Bipiemme insieme a Mediobanca, è giunto inatteso alle due promesse spose su cui si è peraltro concentrata anche l’attenzione di Deutsche Bank.
In questo caso a impensierire è lo stesso sistema marcatamente «federale» e improntato alla «pari dignità». Dove gli ampi margini di autononia gestionale promessi alle due banche, al di sotto della holding comune, rischiano di limitare le sinergie rispetto a quanto prospettato da altre supercooperative come Ubi o Bpi-Bpvn. Bpm e Bper diventerebbero infatti due subholding, cui farebbero riferimento le rispettive banche territoriali. Senza contare l’incognita per Milano di approdare in aree meno ricche del Paese, soprattutto in Sardegna dove il gruppo di Leoni è radicato. A questo punto la parola passa agli advisor, Modena è assistita da Lazard e Citigroup, per la definizione di un’operazione carta contro carta che potrebbe costituire anche l’occasione per il Crédit Mutuel di fare pesare i propri bond convertibili. L’esito sarebbe un gruppo da 10 miliardi di capitalizzazione e 1.800 sportelli (60 miliardi la raccolta) che risponderebbe all’invito a rafforzarsi espresso da Bankitalia alle due banche seppur in separata sede. Mazzotta sarebbe il presidente con Leoni amministratore delegato in una struttura di governance tradizionale, da circoscrivere rimane però l’intensità della spaccatura che sta attraversando le sigle sindacali milanesi, impegnate ieri in alcune riunioni fiume.
A dispetto dalla tregua firmata all’ultima assemblea, come anticipato dal Giornale, Mazzotta si starebbe infatti scontrando con il riemergere di alcuni «dissapori personali» nutriti da una parte della «struttura» che gestisce gli equilibri di potere all’interno della stessa banca e che aveva già bloccato le avance a Bpi.