Bpm, Mazzotta rompe con i sindacati

da Milano

Mazzotta taglia i ponti con l’Associazione amici di Bpm che riunisce i dipendenti soci dell’istituto e che esprime 16 componenti del cda su 20. La decisione è arrivata dopo la diffusione di un volantino della segreteria Fabi Bpm (principale sindacato della banca) che poneva una serie di condizioni per la fusione con Bper. In un incontro con il direttivo dell’Associazione convocato urgentemente ieri mattina, Mazzotta ha spiegato che il comunicato «contrasta con le norme di riservatezza che regolano le trattative tra società quotate e pertanto costringe chi ha la responsabilità di condurre questa delicata trattativa ad interrompere immediatamente ogni comunicazione al riguardo con l’Associazione». Il comunicato è stato stigmatizzato dallo stesso direttivo dell’associazione, che ha sottolineato come parte delle informazioni in esso contenute non fossero corrette.
La Fabi da parte sua ha tenuto ieri a Roma il comitato direttivo centrale in cui una delle due componenti, quella più vicina ai progetti di Mazzotta, ha chiesto il commissariamento della Fabi interna alla Popolare di Milano. La proposta è stata respinta e la spaccatura è stata evitata.
La decisione potrebbe essere letta come una vittoria della parte ostile a Mazzotta, ma i dirigenti del sindacato si sono affrettati a tenere aperta la porta nei confronti dei vertici di Bpm. «Vogliamo che il dialogo non si interrompa sulla base di garanzie che vanno cercate di comune accordo», ha dichiarato il segretario generale aggiunto della componente Lando Sileoni. Oggi in calendario c’è una nuova riunione dell’Associazione amici di Bpm.