Bpm, missione di Benvenuto in Bankitalia

Giorgio Benvenuto bussa al portone della Banca d’Italia. Motivo dell’incontro, che secondo indiscrezioni sarebbe in agenda nella prima mattina di oggi, il destino della Banca Popolare di Milano di cui l’ex leader della Uil è consigliere. Il faccia a faccia «istituzionale» tra Benvenuto e il vicedirettore generale di Palazzo Koch, Anna Maria Tarantola, segue la determinazione con cui alcuni sindacati nazionali del credito stanno progressivamente riprendendo il controllo delle rispettive squadre Bpm.
A partire dalla Fiba e dalla Fabi che, oltre a dare la spallata più forte, stanno sondando la disponibilità di alcuni banchieri a formare una squadra di vertice alternativa a quella disegnata dall’imprenditore milanese Andrea Bonomi con i dipendenti-soci. Se in assemblea si imporrà il piano Bonomi, il capo di Investindustrial sarebbe presidente del consiglio di gestione, mentre l’attuale direttore generale Enzo Chiesa, che è in quota Uilca, verrebbe promosso consigliere delegato.
La prospettiva non può quindi che essere ben vista sia da Massimo Masi, leader nazionale della Uilca, sia dai dipendenti di Bpm che identificano in Chiesa il «garante» della continuità della cooperativa. Qualche giorno fa Masi si è poi chiuso in un summit ristretto con Ponzellini, anch’egli in manovra in vista del rinnovo dei vertici. Nel caso vincessero le segreterie nazionali di Fabi e Fiba la scelta potrebbe invece cadere su Matteo Arpe, sebbene il banchiere si sia chiamato fuori dalla partita. Di certo la guerra Bpm è seguita con grande preoccupazione dai «signori» del mondo Popolare, nel timore che possano esserci ricadute sulla riforma dell’intero sistema. In gioco c’è poi l’aumento di capitale da 800 milioni, che potrebbe vedere scendere in campo anche Clessidra.
Non per niente questa mattina, in Piazza Meda, è in agenda un’altra riunione degli Amici, con l’obiettivo di apportare le ultime limature al team da candidare nel futuro consiglio di sorveglianza e fare quindi scattare la raccolta delle firme necessarie alla presentazione della liste entro il termine del 7 ottobre. Probabilmente, considerando la storia di Piazza Meda, il disegno sarà completo solamente un paio di giorni prima della scadenza, ma a occupare i pensieri dei dipendenti-soci c’è la relazione sulle «carriere facili» che il presidente Massimo Ponzellini terrà domani al consiglio di amministrazione.
Il board potrebbe infatti prendere provvedimenti contro un accordo, finora rimasto nell’ombra, secondo cui alcune promozioni erano sostanzialmente subordinate alla fedeltà sindacale. Un meccanismo che non può che irritare la Vigilanza che tra oggi e domani dovrebbe ultimare gli ulteriori accertamenti sul peso ricoperto dagli Amici nella vita di Bpm.
È possibile che Bankitalia, oltre a chiedere modifiche in senso restrittivo sul nuovo statuto duale (a partire dalle maggioranze necessarie per il funzionamento del cds e la nomina del cdg), decida di utilizzare la forza, sterilizzando i diritti di voto degli Amici in assemblea.
In assenza del congelamento, a vincere il braccio di ferro sarà chi riuscirà a convincere la base: due anni fa Ponzellini era stato portato al vertice dai sindacati con 5.200 preferenze, contro le 2.600 ottenute dal presidente uscente Roberto Mazzotta.