Bpm, il referendum «spacca» i sindacati

Fisac-Cgil contraria, Fabi divisa. Il dg Viola: «Con Popolare Emilia sarà un accordo tra pari»

da Milano

Si allarga la spaccatura tra i sindacati interni a Bpm rispetto alla strategia da tenere rispetto alle nozze con Bper volute dal presidente Roberto Mazzotta. A creare scompiglio nella base sociale di Piazza Meda è stata la «consultazione referendaria» su Popolare Emilia Romagna richiesta da alcuni dipendenti soci al direttivo dell’Associazione Amici della Popolare di Milano.
La prospettiva, ricostruita ieri dal Giornale sulla base del documento predisposto per la raccolta delle firme necessarie, sembra infatti aver trovato contrarie due sigle. A partire la Fisac-Cgil che, secondo quanto ricostruito da Radiocor, avrebbe diramato un comunicato per invitare i propri iscritti a non non aderire alla raccolta di firme (1.200 consensi il quorum).
L’iniziativa, spiegano fonti interne a Piazza Meda, appare promossa «da una parte maggioritaria, ma non totalitaria, del sindacato Fabi» ed è giudicata «intempestiva, unilaterale e non unitaria a qualsiasi livello» dalle altre sigle principali. Ad apparire divisa è quindi anche la Fabi, anche se i vertici nazionali del sindacato hanno smentito qualunque coinvolgimento: «La Fabi in quanto tale - ha precisato il segretario nazionale Lando Maria Sileoni - è assolutamente estranea a un’iniziativa» che «se effettivamente esiste» è portata avanti da un «gruppo di iscritti all’Associazione Amici della Bipiemme». In pratica, «un tutti contro tutti» a cui si oppone il favore di Piazza Affari rispetto alla fusione con Bper. Definita dal direttore generale di Popolare Milano, Fabrizio Viola, «un progetto dove i due gruppi hanno pari dignità»: i livelli di concambio sarebbero dunque «in equilibrio» senza privilegiare una o l’altra parte.
Ad aiutare Bipiemme (il titolo ha limitato la flessione allo 0,41%, mentre il Mibtel lasciava sul mercato oltre il 2%) anche il balzo dei profitti (più 54%) e del dividendo (più 133%) nel 2006. Per l’anno in corso il gruppo cooperativo presieduto da Mazzotta stima invece una flessione dell’utile netto del 10% che si trasforma in una crescita del 30% circa se confrontato con il risultato 2006 rettificato. Prevista, infine, una crescita dei volumi pari a circa il 6% per la raccolta diretta, di circa il 12% degli impieghi e di circa il 6% della raccolta indiretta.