Bpm si mangia l’aumento Rischio stallo per Legnano

La Banca Popolare di Milano dell’era Bonomi, stando alle «calcolatrici» di Piazza Affari, vale solo 126 milioni più degli 800 raccolti con l’aumento di capitale in corso. In totale 926 milioni: la stima, «pro-forma», considera il prezzo di 30 centesimi che Bpm ha difeso a gran fatica in Borsa e il numero di azioni post operazione. Un quadro da brivido, divenuto panico, quando ieri il titolo è piombato per un attimo a 0,2995 euro. Un pessimo segnale per le banche del consorzio, guidato da Mediobanca, che sperano di limitare il fardello dell’inoptato, portandolo vicino al 5% rispetto a un potenziale prossimo al 10 per cento. Da quando il 22 ottobre l’assemblea, dominata dai dipendenti-soci, ha affidato Bpm ad Andrea Bonomi il titolo ha perso l’80% del proprio valore. Un’occasione da «grandi saldi» per la scalata del capo di Investindustrial verso il 9,9% dell’istituto (ieri aveva raggiunto il 6,38%), ma una spina nel fianco dei vecchi azionisti. Senza contare la «tenaglia» della Vigilanza, che da un lato starebbe aumentando il pressing per ottenere dalla cooperativa milanese la nomina di un capo azienda, dall’altro ha inferto una spallata alla prevista fusione CariAlessandria-Banca di Legnano. L’attuale situazione è da stallo: la Vigilanza ha stigmatizzato in una lettera i valori del matrimonio, che riconosce rispettivamente un «premio» di 19 e 20 milioni alla Fondazione CariAlessandria e ai francesi del Mutuel in cambio della rinuncia ai diritti di veto. Bpm, tra il malcontento dei consiglieri, ha risposto con una missiva a firma del vice direttore generale Roberto Frigerio, ma tutto è fermo in attesa che Palazzo Koch conceda l’omologa. Senza la quale non si può procedere: la data prevista per la fusione è il 18 dicembre.
Stremata e all’angolo, Piazza Meda ha intanto aperto la cassaforte in favore del neo presidente Filippo Annunziata. La pratica, da quanto trapela un finanziamento da 200mila euro, sarebbe stata vagliata dagli uffici per poi ricevere l’avvallo del consiglio: un placet scontato ma necessario a norma di legge. Tutto, quindi, pienamente regolare: Annunziata avrebbe giustificato la richiesta con un temporaneo bisogno di liquidità. Qualcuno nei corridoi di Piazza Meda ha però storto il naso, davanti a una ragione di «opportunità» ed «eleganza». In effetti, in un momento difficilissimo per l’istituto il Cds, dominato dai dipendenti-soci, ha concesso un prestito al presidente voluto dai sindacati interni e gradito alla stessa Investindustrial.