Bpm vale quanto la cassa e stringe sul capo azienda

Il titolo cade a 26 centesimi (-6,8%), la capitalizzazione si allinea con l’aumento. Anticipato il convertibile

Questa mattina il presidente Filip­po Annunziata potrebbe chiedere al Cds della Popolare di Milano di mette­re mano ai comitati interni e di circo­scr­iverne i regolamenti per adattarli al­la governance duale e chiarirne le fun­zioni. Ma sarà solamente il primo pas­so sulla strada che, a meno di sorprese, porterà Bipiemme a colmare in tutta fretta l’attuale «vuoto» di potere affi­dandosi a un nuovo capo azienda.

Pressata dalla crescente attenzione della Vigilanza, Piazza Meda dovreb­be scegliere l’amministratore delega­to al massimo entro l’anno, magari sfruttando l’abbrivio del riassetto di In­tesa Sanpaolo post Corrado Passera. Tanto che ieri il consiglio di gestione avrebbe valutato la possibilità di coin­volgere due cacciatori di teste, la favori­ta è Egon Zehnder. Bonomi meditereb­be infatti di «fare gli esami» all’intera prima linea di Piazza Meda, così da va­lutare eventuali sostituzioni. Sempre il Cdg ha anticipato al 29 dicembre la trasformazione in patrimonio del pre­stito convertendo ( la scadenza origina­ria era il 2013), così da fare cassa e rim­borsare i Tremonti Bond. Resta però da superare lo scoglio del prezzo di conversione, ridotto a 2,71 euro dai 6 euro iniziali, ma lontanissimo dalle quotazioni attuali.Il Core Tier One pro­forma a fine settembre sarebbe l’ 8 ,7 %. La priorità di Bpm è trovare il timonie­re, dopo l’interregno del direttore ge­nerale Enzo Chiesa: «Non è possibile che non ci sia nessuno chiaramente deputato a tracciare la rotta», si sfoga­va ieri un consigliere con il Giornale .

A non lasciare scampo è la stessa sentenza dei mercati: per i calcolatori di Piazza Affari la Popolare di Milano, al netto degli 800 milioni messi in cas­saforte con l’aumento di capitale appe­na concluso, «varrebbe» infatti 5,4 mi­lioni. Meno di Mondo Tv (che ha 14 mi­­lioni di capitalizzazione), il gruppo dei cartoons che annovera i Gormiti e Lu­po Alberto. Si tratta di una provocazio­ne, ma che lascia intendere il giudizio degli operatori:complice un’altra gior­nata difficile per le Borse, ieri Bpm ha perso il 6,8% (-7% il rosso di venerdì) chiudendo a 26 centesimi, contro i 30 centesimi richiesti in aumento di capi­tale, per una capitalizzazione com­plessiva pari appunto 805,4 milioni. A queste condizioni non è proponibile neppure l’asta per smaltire il pesante inoptato lasciato dall’aumento: il 18,7% (pari a 153 milioni di euro) mal­grado l’operazione incorporasse uno sconto estremamente forte sul «Terp» (40%). Il consorzio di garanzia è guida­to da Mediobanca e per avviare l’asta c’è un mese di tempo: il capo di Inve­stindustrial dovrebbe assorbire una parte dell’inoptato per salire dall’at­tuale 6,6 al 9,9%, il massimo consenti­to dalla normativa, ma perché la mos­sa non avvenga in perdita il titolo deve rivedere quota 30 centesimi. Blackrock si è invece portata al 2%.

Da quando, era il 22 di ottobre, i capi sindacali interni, al termine dell’as­s­emblea dei soci da cui è uscito sconfit­to Matteo Arpe, hanno buttato le brac­cia al collo di Bonomi al grido «Vai An­drea, ce l’abbiamo fatta!», il titolo ha perso l’83,5 per cento.