«Bpu-Banca Lombarda crescerà ancora»

Faissola: «Il contributo di Bazoli è stato di altissimo livello. Intesa resta importante»

Massimo Restelli

da Milano

La volontà di restare «polo aggregante» per diventare il terzo istituto creditizio del Paese, la stima di 1.300 esuberi e la prospettiva per i soci di incassare un dividendo di «almeno un euro» nel 2009. All’indomani della firma dei cda, l’amministratore delegato in pectore Giampiero Auletta Armenise ha accompagnato la comunità finanziaria nel cuore di Bpu-Banca Lombarda. Al momento le energie sono concentrate sulle nozze che hanno avuto però un’accoglienza fredda in Piazza Affari dove Bpu (meno 2,6% a 20,29 euro) e Lombarda (5,92% a 16,76 euro) si sono velocemente allineate al concambio (0,83 titoli contro uno).
Standard & Poor’s, Fitch e Cheuvreux hanno promosso l’operazione su cui pesa l’incognita del diritto di recesso in mano ai soci di Brescia in seguito alla trasformazione in cooperativa. Se il recesso superasse il 10% del capitale la fusione potrebbe non andare in porto ma a penalizzare il gruppo è stato soprattutto il venire meno della prospettiva di un attacco esterno: «Abbiamo avuto diverse richieste e contatti da parte di chi voleva acquistare la nostra banca, che non abbiamo preso in considerazione», ha ammesso il presidente Gino Trombi.
In particolare, secondo quanto risulta al Giornale, sarebbero stati quattro i potenziali compratori a bussare alla porta di Banca Lombarda che ha invece preferito un’aggregazione «paritetica» con Popolari Unite. Vincolo di eguaglianza, riflesso nella governance dualistica che vedrà alla presidenza del comitato di gestione Emilio Zanetti che ha colto l’occasione per rinnovare l’invito, già espresso dalla Vigilanza, di modernizzare il mondo delle popolari alzando il limite al possesso azionario. Tornando all’asse Bergamo-Brescia la squadra di vertice non è completa ma è «ragionevole» pensare che includerà Romain Zaleski, ha sottolineato il vicepresidente Corrado Faissola soffermandosi a considerare «il contributo di altissimo livello» assicurato all’operazione da Giovanni Bazoli. Il professore-banchiere che siede anche alla presidenza di Intesa, di cui Lombarda custodisce a sua volta il 2,41 per cento.
Un asset «estremante importante e che non penalizzerà la creazione di valore», ha proseguito Faissola aggiungendo che Brescia non ha mai preso in considerazione una vendita malgrado la plusvalenza implcita di 500 milioni. Ora la parola passa a Bankitalia, ha evidenziato Auletta Armenise augurandosi che l’assenso alla fusione si materializzi «entro metà gennaio» così da permettere il passaggio in assemblea tra la metà di febbraio e i primi di marzo.
Se il piano industriale sarà centrato, è possibile che il dividendo al 2009 sia superiore a un euro, ha proseguito il banchiere aggiungendo comunque che il gruppo non ha capitale in eccesso (7% il Tier One). Nessuna cessione di sportelli ma oltre a ridurre il personale (1300 tra esuberi e blocco del turn over), il gruppo con il direttore generale Victor Massiah cercherà sinergie nei sistemi informativi (45 milioni) e sul versante amministrativo (80 milioni). Il lavoro terminerà nel 2010 ma la gran parte sarà completata entro l’anno precedente, compreso probabilmente la ristrutturazione della controllate. A partire dalla fusione di Bpu Pramerica e Capitalgest/Grifogest in una joint venture del risparmio gestito dove Prudential potrebbe mantenere il 35%. Possibile invece che nella bancassurance rimangono gli accordi con Aviva e Cattolica, destinata però a spaccarsi in due.