«Bpu non teme lo straniero e aiuterà Bpi»

«Lodi ha una rete valida, coglieremo ogni opportunità». Bene il 2006

Massimo Restelli

da Milano

Da un lato desideroso di raccogliere la sfida dei gruppi internazionali, dall’altro disponibile a tendere la mano al mondo del credito cooperativo: davanti alle dimissioni del governatore Antonio Fazio e alla bufera giudiziaria che ha travolto Popolare Italiana, il presidente di Bpu Emilio Zanetti unisce l’aplomb del banchiere vecchio stampo con l’impostazione delle case d’affari internazionali e si dice pronto a correre in soccorso di Bpi.
Molti matrimoni nel mondo bancario sono stati ispirati a un’esigenza di salvataggio, proseguirà questa tendenza o ci saranno anche fusioni tra soggetti forti?
«Alcune operazioni hanno avuto questa impostazione ma altre sono state realizzate sulla base delle sinergie attese. Quanto a Bpu potrei citare l’aggregazione con Popolare Ancona che in dieci anni con noi ha più che quintuplicato gli impieghi. Più in generale le fusioni non sono affatto facili: l’importante è che seguano una filosofia industriale e che creino ricchezza per i soci. A metà dicembre del 2003 quando i vertici della Popolare di Bergamo e di Comindustria hanno deciso di fondersi, la somma delle capitalizzazioni dei due gruppi era pari a 3,7 miliardi, oggi è 6,5 miliardi. A questo aggiungo che considerando, oltre al capital gain di Borsa, i dividendi distribuiti nel 2003 e nel 2004, dal luglio 2003 a oggi il titolo ha avuto un rendimento lordo complessivo superiore al 55 per cento».
L’unione con Bpci è completata, Bpu crescerà ancora?
«Siamo pronti a valutare le opportunità che si dovessero presentare. Devo ricordare tuttavia che le popolari sono scese a meno di quaranta da circa un centinaio di dieci anni fa e quindi le possibilità si sono molto assottigliate. Continuiamo però a credere nel nostro modello federativo di aggregazione».
Potrebbe nascere un interesse di Bpu verso Bpi?
«Lodi ha una rete valida e ramificata in zone dove il gruppo Bpu non è presente. Prima di ogni altra considerazione voglio però sottolineare che apprezzo molto il lavoro di Divo Gronchi che con grande competenza sta risanando il gruppo e sta restituendo serenità e fiducia, dopo un periodo tremendo».
A sostegno di Bpi si potrebbe concretizzare un intervento corale delle Popolari?
«Il mondo cooperativo è sempre stato caratterizzato da un grande senso di solidarietà. Nel caso fosse necessario, Bpu non negherebbe il proprio aiuto, anche se sono convinto che la banca di Lodi troverà tutte le risorse, morali e materiali, per proseguire».
Quale sarebbe una modalità di supporto concreto?
«È prematuro, non abbiamo affrontato il problema».
Perché l’idea della “Superpopolare del Nord” più volte caldeggiata dal presidente di Bipiemme, Roberto Mazzotta, non ha fatto breccia?
«Ogni gruppo tende a privilegiare la propria individualità. Non esiste un modello vincente né unico: centrale è il radicamento sul territorio, ogni banca ha una propria cultura e un proprio approccio al mercato. Oggi in generale le popolari sono cresciute, sono ben gestite e spesso in concorrenza tra di loro».
Le dimissioni di Fazio, favoriranno la penetrazione dei soggetti stranieri. Prevede ripercussioni sul sistema?
«Non ho alcun timore per il fatto che banche estere desiderino crescere in Italia perché avranno tutto l’interesse ad assicurare sostegno sia alle imprese sia al territorio. Nell’ottica di un mercato più ampio del nostro questo è un processo naturale: abbiamo progettato l’Europa, ora non possiamo ritrarci dal realizzarla anche nel settore finanziario. E noi crediamo nei valori del mercato aperto e della concorrenza».
Qual è l’identikit migliore per Palazzo Koch?
«Tutte le candidature che circolano sono di grande levatura. L’essenziale è restituire prestigio anche internazionale a un’istituzione che ha sempre goduto di grande credibilità e autonomia».
Auspica cambiamenti di governance?
«Si sta affermando una tendenza di maggiore collegialità cui si ispira anche la nuova normativa sul Risparmio. L’importante è evitare una gestione monocratica ma nel contempo, per il bene del Paese, bisogna difendere senza esitazioni l’indipendenza della Banca d’Italia, della quale il decreto prevede che nell’arco di tre anni venga pure modificato l’assetto azionario. Per la valorizzazione delle partecipazioni in Bankitalia sono state avanzate stime molto divergenti: credo che i tre anni di tempo previsti aiuteranno a chiarire il quadro».
La forma cooperativa è uno scudo contro Opa ostili ma alcuni a Bruxelles la giudicano un’anomalia rischiosa ...
«Non concordo con questa affermazione. A fronte di alcuni esempi di forte devianza, per non utilizzare altri termini, ci sono tutti gli altri casi di gestione corretta e prudente. Le storie da condannare senza remore sono quelle dove gli organi di controllo, il consiglio di amministrazione, il collegio sindacale, le società di revisione, i manager non hanno agito correttamente ma sono episodi isolati».
Quali correttivi occorrono?
«Il sistema va certamente preservato ma si potrebbe elevare il limite al possesso azionario non tanto per i piccoli risparmiatori, che non ne hanno necessità, quanto per gli investitori istituzionali. Lo scopo è permettere a fondi di investimento e società di assicurazione di sfruttare appieno le potenzialità di investimento nel settore del credito cooperativo. Bpu è stata la prima popolare a scegliere di quotarsi: era il 1992. Oggi conta, tra soci e azionisti, 170mila investitori e il 30% del capitale è nelle mani dei maggiori fondi di investimento sia nazionali sia internazionali».
Rinuncia al voto capitario?
«Ho riflettuto a lungo ma è molto difficile trovare una mediazione. Tutto sommato è l’assetto più connaturato al credito cooperativo».
Da presidente della Popolare di dimensioni più rilevanti, cosa pensa di gruppi come Bpi dove il limite al possesso azionario è stato più volte disatteso?
«Mi stupivo grandemente di tale situazione. La norma vigente prevede che la banca, qualora rilevi il superamento del limite imposto dalla normativa da parte di un socio, intimi allo stesso di alienare entro un anno la quota in eccesso, pena la perdita dei diritti patrimoniali per la quota eccedente. In caso contrario vi è anche il rischio che gli altri azionisti possano intentare un’azione di responsabilità nei confronti di quanti non hanno provveduto a fare rispettare detto limite».
E più in generale di quanto sta emergendo su Lodi?
«Provo sdegno quando una banca mette in atto comportamenti gravemente scorretti e addirittura illeciti. Quanto accaduto ha ripercussioni sull’intero sistema bancario».
Il modello che ha condotto Unipol verso Bnl è replicabile o l’iniziativa rimarrà nelle mani delle banche?
«Se è salva la premessa di rispettare il mercato e di disporre di forze finanziarie adeguate, non vedo perché non si dovrebbero accettare fusioni di banche con assicurazioni e viceversa».
Bpu come chiuderà l’esercizio? E le attese per il 2006?
«Il terzo trimestre si è chiuso con risultati molto positivi. A settembre l’utile delle attività ordinarie è salito del 21,7% e a fine anno contiamo di mantenere questo passo. Anche nel 2006 i risultati saranno buoni, pur con un minor apporto delle componenti straordinarie. Il tutto considerando che Bpu continua a investire moltissimo nella formazione dei dipendenti, che sono la reale forza della banca: nel 2005 il gruppo ha effettuato 55mila ore di formazione e l’aggiornamento del Piano Industriale ne prevede 155mila nel prossimo triennio per un investimento di 86 milioni di euro».
Bpu andrà all’estero?
«A sostegno dei processi di internazionalizzazione della propria clientela Bpu ha sviluppato nel tempo una serie di presidi internazionali, attraverso filiali estere, uffici di rappresentanza e accordi di collaborazione con banche. Attualmente oltre che con la Bdg in Svizzera, la filiale di Monaco di Baviera e l’ufficio di rappresentanza di Londra, nei mercati emergenti assistiamo la nostra clientela attraverso gli uffici di rappresentanza in Brasile (San Paolo), Cina (Hong Kong e prossimamente Shanghai), India (Mumbai) e Singapore, mentre per l’Europa dell’Est abbiamo in essere un accordo con il gruppo delle banche popolari austriache (Oevag)».
E il ruolo di Centrobanca?
«Bpu controlla quasi la totalità del capitale ma quote minoritarie sono detenute da altre banche popolari, che si avvalgono delle sue competenze. Mi auguro che questo ruolo di servizio per il mondo delle banche popolari possa anche crescere».