Le Br minacciano Genova. Tra i dubbi

Tutto come trent’anni fa. Ma solo in apparenza. Un volantino «intestato» Brigate Rosse che minaccia Genova arriva al Secolo XIX. Per posta prioritaria, perché oggigiorno il francobollo ordinario non esiste neppure più e anche i nuovi gruppi terroristi si sono rassegnati a spedire le loro rivendicazioni per posta senza fare telefonate anonime per indicare la cabina telefonica dove hanno lasciato il loro messaggio.
Il volantino comunque mette a rumore la città. Perché la polizia interviene subito, verso mezzogiorno e mezza nella sede di piazza Piccapietra. Gli uomini della Digos ritirano il testo e lo portano in questura per verificare ogni parola, per interpretare e confrontare le frasi.
Sono tanti i dettagli che balzano subito agli occhi. Si parte dalla primissima riga: «Brigate rosse», c’è scritto. A caratteri molto grossi, ma sopra manca la stella a cinque punti che tanto terrore ha seminato negli anni di piombo. Manca il logo, un po’ come se fosse una carta intestata senza il marchio dell’azienda. E poi c’è la foggia del volantino, che «rompe» con il passato. Addio alla macchina da scrivere, oggi gli autori della rivendicazione usano il più comodo computer. Scrivono a stampatello maiuscolo, il carattere è simile a quello della vecchia Olivetti, ma non ha una sbavatura. Il particolare va oltre l’aspetto strettamente tradizionale. Anche i più recenti messaggi preparati dai nuovi gruppi terroristici erano stati comunque redatti con la macchina da scrivere, o, al limite, (...)
SEGUE A PAGINA 52