La Br pentita: ancora liberi altri due terroristi

Cinzia Banelli confessa in aula: la polizia non li ha individuati. Uno è il telefonista che rivendicò il delitto Biagi, l’altro è il basista

Anna Maria Greco

da Roma

Due nomi mancano all’appello delle Nuove Brigate Rosse. Due terroristi, almeno, ancora in libertà. La preoccupante rivelazione, o conferma, viene dalla prima «pentita» dell’organizzazione eversiva responsabile degli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi: Cinzia Banelli.
Ieri si teneva a Roma il processo della Corte d’Assise d’appello presieduta da Elio Quiligotti, per l'uccisione del primo a Roma, il 19 maggio 1999. Per il delitto D’Antona l’ex «compagna So» è stata già condannata a 20 anni di reclusione con rito abbreviato. Alla nuova udienza, il 9 giugno, deve comparire anche l’altra imputata, Laura Proietti, che per l'omicidio del giuslavorista è stata condannata, sempre con rito abbreviato, all'ergastolo perché il gup Luisanna Figliolia non ha creduto al suo pentimento alla vigilia del processo.
«All'appello mancano ancora due brigatisti, tuttora in libertà», ha detto la Banelli, rispondendo alle domande del procuratore generale Antonio Marini e dei difensori di parte civile. L'udienza era a porte chiuse, ma gli avvocati hanno riferito che la donna avrebbe aggiunto di non sapere i nomi dei due componenti del gruppo delle Nuove Br.
Uno è quello del «telefonista» che controllava i movimenti di Marco Biagi a Modena la sera del 18 marzo 2002, li comunicava via telefono agli altri brigatisti e dopo fece la rivendicazione del delitto. La Banelli, che per questo assassinio è stata condannata a 16 anni, avrebbe spiegato di non conoscerlo, perché sarebbe entrato nell’organizzazione solo nell’ultimo periodio di attività. Gli investigatori non sono mai arrivati a lui, come all’altro militante indicato dall’ex terrorista, cioè il «basista» di collegamento tra i componenti dell'organizzazione che faceva segnalazioni sulla tratta Roma-Firenze. Anche del «controllore» che la sera del delitto Biagi smistava le varie telefonate, la Banelli non conoscerebbe il nome e dunque non escluderebbe che possa essere tra quelli che furono poi indagati per il delitto D’Antona, arrestati e condannati.
Le rivelazioni di ieri, per il magistrato esperto di terrorismo Otello Lupacchini, confermano che le Brigate Rosse, «pur colpite dai recenti arresti e fortemente indebolite, non sono state ancora definitivamente cancellate». E per l’autore del libro «Il ritorno delle Brigate Rosse: una sanguinosa illusione» i militanti non ancora individuati sono «più di due», probabilmente addirittura «una decina». «Le dichiarazioni della Banelli - spiega Lupacchini -, arrivano tardi perché a livello investigativo era stata già accertata la presenza di ulteriori elementi che avevano partecipato all'attentato a Biagi». Il magistrato è convinto che non si debba «abbassare la guardia». L’obiettivo delle nuove Br è, come disse la stessa Banelli, «dimostrare che è ancora possibile un'opposizione armata», se non la rivoluzione. E poi, l'arma degli omicidi non è stata trovata. Probabilmente, ce l’hanno ancora quelli che sono in libertà.
Questi terroristi delle nuove Br sono dunque da temere? «È difficile immaginare che militanti dichiarati e latitanti del calibro di Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti possano essere rimasti inattivi, nel momento in cui le Br hanno rilanciato la loro offensiva con gli omicidi di D'Antona prima e di Biagi poi», dice l'avvocato Valter Biscotti, costituito parte civile per i familiari del sovrintendente della Polfer Emanuele Petri, ucciso 3 anni fa sul treno Roma-Firenze in uno scontro a fuoco in cui morì il brigatista Mario Galesi e fu catturata Nadia Desdemona Lioce. E sostiene che la Banelli ieri ha anche raccontato che nel 1997, quando si preparavano le azioni di sangue, la Lioce «cercò un contatto proprio con la Giorgieri».