«Bracciale elettronico per svuotare le carceri»

RomaPer svuotare le carceri serve il «braccialetto elettronico». Porterebbe «notevoli risparmi», parola di Paola Severino. Il neo Guardasigilli, nella prima audizione alla commissione Giustizia del Senato, si chiede il perché del «fallimento» del progetto avviato 10 anni fa, mentre da molto tempo in altri Paesi europei e negli Usa ha avuto «grande successo».
Il ministro della Giustizia risponde così all’appello lanciato al suo predecessore dal Giornale l’8 novembre, in un articolo di Stefano Lorenzetto dal titolo: «Mettiamo il bracciale a chi attende il giudizio. Liberi 28.564 detenuti». Francesco Nitto Palma rispose solo che tutto dipendeva dal ministero dell’Interno, ma la battagliera Severino non si fa scoraggiare: ha già avuto una riunione con la collega del Viminale per capire il flop dell’esperimento avviato nel 2001 con una spesa enorme: 10 milioni di euro l’anno per un contratto con la Telecom che scadrà a fine 2011 e prevede 400 braccialetti mentre ne sono stati utilizzati finora solo 10. Uno spreco enorme.
Due donne insieme forse riusciranno a risolvere l’annosa questione. Con Anna Maria Cancellieri, infatti, la Severino ha affrontato un problema tecnico che sembrava «irrisolubile», ma non lo era. «Abbiamo unito le forze - annuncia il Guardasigilli - e forse riusciremo a varare un progetto di utilizzazione più ampio».
Per le carceri sovraffollate da 67mila detenuti, il ministro non pensa a provvedimenti «una tantum» come l’amnistia, (che poi toccherebbe al Parlamento e non al governo) ma ad interventi strutturali, all’insegna del risparmio.
Preparata e pragmatica, la Severino dice subito che il suo programma non comprende mete troppo ambiziose come le riforme dei codici, né leggi troppo controverse che alimenterebbero polemiche politiche. Vuole partire dall’ampliamento delle misure alternative alla detenzione: il sistema, appunto, di monitoraggio automatico che il detenuto indossa alla caviglia e consentirebbe un allargamento della detenzione domiciliare, ma anche l’istituto dell’affidamento in prova che per i minori ha funzionato «benissimo» e potrebbe servire al reinserimento sociale. Quanto all’edilizia carceraria, presto sarà completato l’ampliamento di alcuni padiglioni penitenziari, mentre il piano nel suo complesso ha «tempi lunghi». Altra idea poco costosa, la «Carta dei diritti e dei doveri del detenuto», per chi entra in carcere e può essere vittima di soprusi anche per la scarsa informazione
Risparmio coniugato all’efficienza è il motto della Severino e così si procederà anche alla revisione delle circoscrizione giudiziarie, sulla quale aveva puntato Palma. «C’è già una delega - dice - e va attuata con criteri oggettivi. Siamo tutti d’accordo». Poi, ci sono i ritardi nell’informatizzazione degli uffici: finora è stata «parziale», ma completarla potrà velocizzare molto la giustizia civile. E questo gioverà all’economia. Il ministro aggiunge: «Il tema dei costi-benefici dev’essere bilanciato. I sacrifici devono portare all’efficienza». La Severino non esclude interventi per la responsabilità civile dei magistrati, dopo il richiamo della Corte di giustizia europea, ma si riserva di studiare la motivazione della sentenza. E tranquillizza gli ex colleghi avvocati sull’abolizione degli ordini. «Liberalizzare non vuol dire consentire a chiunque di fare l’avvocato, ma eliminare ostacoli eccessivi».
Un programma che riscuote molti consensi da Pdl, Pd, Udc, Idv, magistrati e penalisti. «Molti sono provvedimenti previsti da Alfano», dice Antonio Leone del Pdl. «Sarà una svolta epocale», prevede Silvia Della Monica del Pd. Se cercava una via «condivisa», forse la Severino l’ha indicata.