«Braccialetti» al gioielliere spacciatore

Faceva affari d’oro, ma con la droga. Catenine, braccialetti e anelli brillavano nella sua vetrina della gioielleria di via Piacenza, a Molassana, ma troppo spesso restavano invenduti. A fine giornata, la cassa restava troppo vuota. Almeno, non abbastanza piena per soddisfare le necessità del commerciante, vizi compresi.
Così un insospettabile gioielliere di Molassana, Marco Arlotto, aveva deciso di «arrotondare» spacciando droga. Un secondo lavoro che è diventato tale un giorno dopo l’altro, visto che l’uomo, arrestato dagli agenti della squadra mobile della questura di Genova con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, è entrato nel «giro» come cliente. Lui stesso ha spiegato ai poliziotti di essere rimasto coinvolto per colpa di quel suo «vizio», di quella sua dipendenza dalla cocaina che l’ha costretto ad acquistare con sempre maggior frequenza la polvere bianca, fino al punto di dover trovare un secondo reddito che gli consentisse di pagare i fornitori.
L’operazione che ha portato in carcere il gioielliere, denominata «il prezioso stupefacente», ha consentito alla squadra mobile di arrestare, oltre all’insospettabiole cmmerciante, anche due pregiudicati marocchini di 24 e 28 anni ed un rumeno di 17 anni. Nell’auto del gioielliere, fermata in un’area di parcheggio nei pressi dei Giovi sulla A7 dopo un lungo pedinamento sulle autostrade attorno a Genova, gli investigatori hanno trovato nascosto un chilo di hascisc.
La questura ha pertanto sequestrato il porto d’armi del gioielliere e, in casa sua, tre fucili, una rivoltella Smith and Wesson calibro 38 e relative munizioni
Marco Arlotto, incensurato, non ha avuto problemi ad ammettere le proprie responsabilità nello spaccio dell’hashish. Alle prime domande ha subito risposto spiegando che lo faceva per procurarsi il denaro per acquistare cocaina della quale era divenuto dipendente a seguito di vicissitudini personali. Quando è stato fermato dagli agenti della questura di Genova, ha raccontato di essere precipitato in un baratro da cui non riusciva più ad emergere proprio a causa dell’uso di droga. I ricavi della gioielleria «Scacco Matto» di via Piacenza, di cui è titolare, non bastavano più e quindi, ha cominciato a spacciare hashish per poter acquistare la cocaina. Arlotto, oltre ad essere stato arrestato per spaccio, è stato denunciato per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti poichè risultato positivo alla cocaina dopo essere stato fermato. L’uomo è stato anche segnalato all’autorità giudiziaria perchè venga verificato se sussistano le condizioni per confermare la sua licenza per la vendita di preziosi.