Braccianti tedeschi in Sicilia per raccogliere arance

Disoccupati in patria, trovano lavoro nell’isola. Adesso sono 18, ma presto ne arriveranno altri. Paga: 8 euro l’ora

Salvo Mazzolini

da Berlino

Rudolf Walch, un signore cinquantenne di Monaco, ex-impiegato di banca, da anni disoccupato, passerà alla storia. È il primo tedesco giunto in Sicilia come «Gastarbeiter», come emigrante. Insieme con albanesi, marocchini e tunisini raccoglie arance in un agrumeto di Palagonia, importante centro agricolo nella regione dell'Etna. Per la verità prima di lui altri tedeschi sono arrivati in Italia alla ricerca di un posto di lavoro. Ma erano casi isolati, dovuti più all'irresistibile attrazione che i tedeschi provano per il Sud che a un vero e proprio bisogno di lavoro. Walch, invece, si è deciso a compiere il grande passo per necessità, dopo aver invano cercato lavoro in patria. E dopo di lui altri diciotto tedeschi, nelle sue stesse condizioni, sono arrivati a Palagonia. Tutti muniti di un regolare contratto come lavoratori stagionali.
«Incredibile» scrive in italiano il giornale Bild am Sonntag nel raccontare la storia dei tedeschi che raccolgono arance in Sicilia. E ricorda che proprio cinquant'anni fa, nel ’55, fu firmato il primo accordo tra Roma e Bonn per l'arrivo in Germania dei primi emigranti italiani che nel giro di pochi anni diventarono seicentomila. Furono subito battezzati «Gastarbeiter», lavoratori ospiti, quasi a sottolineare che da loro si voleva solo l'uso delle braccia e non un vero e proprio inserimento nella società tedesca.
Tempi lontani. Oggi la Germania, con cinque milioni di disoccupati, non solo non è più il paradiso di chi cerca lavoro ma rischia di diventare esportatrice di mano d'opera come l'Italia di una volta. L'idea di recrutare braccia tedesche per la Sicilia è venuta a Salvatore Cultrona, importatore di frutta a Rosenheim, in Baviera. Cultrona, che tra l'altro rifornisce Aldi, la più grande catena tedesca di supermercati, fa su e giù tra la Germania e la sua Sicilia dove ha notato che negli ultimi tempi a raccogliere frutta e verdura ci sono sempre meno siciliani e sempre più nordafricani. E così ha creato un sito in internet offrendo contratti stagionali ai disoccupati tedeschi. Nel giro di pochi giorni ha ricevuto tremila richieste. «Purtroppo - dice - le richieste sono superiori all'offerta di posti. Per il momento ne abbiamo sistemati diciotto. Ma presto aumenteranno. I tedeschi lavorano bene».
La paga non è un granché: tra i sei e gli otto euro l'ora più vitto, alloggio e spese di viaggio. L'addestramento dura solo un giorno trattandosi di un lavoro che non ha segreti. Poi i «Gastarbeiter» tedeschi vengono dotati di stivali di gomma, di guanti di plastica, di forbici speciali e invitati a tagliare il ramo sempre dal basso. In un'ora devono riempire una cesta di diciotto chili.
L'inviato del Bild am Sonntag, che è andato a trovarli a Palagonia, dice che il clima generale era quello di una «vacanza lavorativa». Molto diverso da quello che accompagnò i primi «Gastarbeiter» italiani giunti in Germania dopo 36 ore di treno con le valigie legate spesso con lo spago e poi sistemati in baracche appartate. «Però - osserva l'inviato del giornale - fa un certo effetto vedere braccianti tedeschi che lavorano disciplinatamente mentre gli italiani sorvegliano o passeggiano parlando di affari al cellulare».