Il braccio dei duri di Rebibbia: «Barbari»

Enza Cusmai

Il mondo delle carceri si ribella. Quel sequestro non va proprio giù, neppure ai criminali incalliti che si sono macchiati di altrettanti efferati delitti. Negli scorsi giorni in diversi istituti di pena sono state segnalate reazioni indignate, messaggi alla liberazione. Ieri si sono mossi un centinaio di sorvegliati speciali di Rebibbia. In quel braccio ci sono sequestratori, associati ai clan camorristici, mafiosi. Si chiamano detenuti di «Alta sicurezza» che abbisognano di «cure» speciali, di controlli severi. Sono i «duri» di Rebibbia che stanno alla larga dai criminali comuni, considerati detenuti di serie b. Ma proprio da quel braccio del carcere romano è stato lanciato un appello secco quanto perentorio rivolto all’organizzazione criminale che ha strappato Tommaso dal seggiolone mentre ciucciava il suo biberon. «Rilasciate immediatamente Tommaso» hanno scritto su un foglietto i 103 detenuti. Rilasciatelo perché questo sequestro è «un’infamità».
L'appello è stato fatto dai detenuti nel corso della Messa domenicale e a questo si sono associati i cappellani, primo fra tutti Don Sandro Spriano, e i volontari. «Ci associamo al tragico dolore della famiglia del piccolo Tommaso - scrivono i detenuti nell'appello - e invitiamo i rapitori a rilasciare immediatamente il bambino. In nessun modo la violenza e la sofferenza devono toccare un’anima innocente. Questi gesti aberranti squalificano l'uomo».
Don Sandro li conosce bene questi detenuti e la scelta di lanciare il messaggio non lo ha sorpreso. «L’invito è stato condiviso in un momento della Messa - spiega don Sandro -, loro non ammettono che si usi violenza sui bambini, né sulle donne del resto. La considerano un’infamità. Anche i detenuti vedono questo rapimento come una barbarie».
Il messaggio dei detenuti speciali sembra cifrato. Ma don Sandro smonta ogni supposizione. «Non c’è nessuna dietrologia in relazione all’appello, ci sono solo regole da rispettare e quello che è accaduto a Tommaso non va giù neppure a chi ha sequestrato persone. Non è un caso - prosegue don Sandro - che a Rebibbia i violentatori di bambini siano considerati “precauzionali”, non hanno contatto con i detenuti degli altri reparti per tutta la durata della pena. In caso contrario rischierebbero la vita».
Il leader del Movimento Diritti civili e fondatore del comitato per i diritti dei detenuti, Franco Corbelli, non la pensa come il sacerdote. «Nel carcere sanno chi e perché ha rapito il piccolo Tommaso - esclama - chi può e sa faccia subito qualcosa per far ritornare a casa questo bambino, in modo che lo stesso possa essere curato e salvato». L’appello di Corbelli non è solo accorato, ma è anche premiale. «Mi impegno sin d'ora a sostenere, nelle sedi istituzionali competenti, la richiesta di un beneficio di legge per quel detenuto che con il suo intervento e aiuto consentirà la liberazione e il ritorno a casa del bambino rapito».