Il braccio di ferro dei partiti col sindaco

Ancora una volta, le ragioni dell'efficienza si stanno scontrando con quelle della democrazia, ancora una volta le ragioni del sindaco entrano in conflitto con quelle dei partiti che hanno contribuito ad eleggerlo. Letizia Moratti, conscia della importanza di avere collaboratori di sua assoluta fiducia e competenti nelle materie che dovranno trattare, ha iniziato il confronto ribadendo che a termini di legge la scelta degli assessori spetta a lei.
I partiti replicano che questa scelta deve comunque tener conto del risultato elettorale, per cui la prima cittadina deve attingere, per buona parte della giunta, ai gruppi consiliari (o comunque ai «serbatoi» delle forze politiche) tenendo anche conto del numero di preferenze ottenute dai vari aspiranti. Alla fine del braccio di ferro, si arriverà fatalmente a un compromesso, con Letizia Moratti libera di scegliere, oltre a un assessore tratto dalla sua lista, altri tre-quattro al di fuori degli schemi politici, e i rimanenti in base alla forza relativa dei quattro principali partiti della sua coalizione.
A complicare ulteriormente le cose, c'è un contrasto sui «colori» del sindaco: Letizia Moratti è una tecnica che ha voluto rimarcare la sua indipendenza dando vita a una propria lista, come afferma Forza Italia, o è da considerarsi «in carico» al partito di maggioranza relativa, come sostengono Lega, Udc e soprattutto An? Nella prima ipotesi, gli azzurri potrebbero legittimamente pretendere la poltrona di vice-sindaco; nella seconda, questa spetterebbe secondo logica al partito di Fini, che con sei consiglieri contro due e uno rispettivamente sopravanza nettamente gli altri partiti del centrodestra.
Buona parte degli assessori di Albertini che aspirano alla conferma hanno partecipato alle elezioni e, con l’eccezione del leghista Sanavio e di Stefano Zecchi, sono riusciti a farsi eleggere, alcuni anche in maniera molto brillante (De Corato, Majolo, Gallera). Altri sono restati in panchina (Predolin, Simini), probabilmente sulla base di impegni di «ripescaggio». Ma è improbabile che Letizia Moratti voglia fare una giunta molto simile a quella precedente, perché ha preso in più di un’occasione le distanze dalle sue decisioni e anche nelle sue prime dichiarazioni programmatiche ha anticipato novità significative. Il sindaco potrebbe perciò decidere di pescare sì nei gruppi consiliari, ma senza tenere conto né delle indicazioni degli elettori, né - almeno entro certi limiti - di quelle delle segreterie dei partiti.
In questi gruppi ci sono vari consiglieri di lungo corso che si sono fatti le ossa nelle commissioni e da tempo aspirano a fare un passo avanti. La legge Bassanini, che ha trasferito molti poteri dal Consiglio alla Giunta, ha creato non poche frustrazioni nei consiglieri, i quali hanno come unico sbocco per la loro carriera politica o l’approdo in giunta o, per qualche fortunato, il trasferimento al più remunerativo Consiglio regionale. Questa è l’origine di una parte delle tensioni che si sono verificate nella scorsa legislatura tra la Giunta e l’aula, e - di riflesso - della ben nota insofferenza di Gabriele Albertini per il Consiglio e i suoi lavori.
Letizia Moratti, che durante il laborioso varo della sua riforma della scuola ha dovuto interfacciarsi a lungo con il Parlamento, cercherà senza dubbio di migliorare questo rapporto. Ma, se vuole creare con i trentasei consiglieri della sua maggioranza un feeling maggiore di quello del suo predecessore, il passaggio della formazione della Giunta sarà cruciale; e vista la presenza, in Consiglio, di un numero di aspiranti alla promozione nettamente superiore a quello dei posti a disposizione, non sarà un passaggio facile.