Un braccio di ferro iniziato due anni fa

La crisi tra Libia e Svizzera esplode nel luglio 2008 con il fermo di due giorni di Hannibal Gheddafi, 33 anni, figlio del leader libico Muammar, e la moglie, dopo la denuncia per maltrattamenti sporta contro di loro da due domestici dell’albergo di Ginevra in cui la coppia era alloggiata. I due sono stati rilasciati pagando un risarcimento. Da allora è stata guerra diplomatica. Poco dopo la Libia ha arrestato due imprenditori svizzeri, tuttora chiusi nell’ambasciata di Tripoli (uno è stato scagionato e l’altro condannato a 4 mesi), con l’accusa di aver violato le norme sui visti. La Libia ha richiamato diplomatici da Berna, sospeso il visto agli svizzeri, ritirato fondi dalle banche elvetiche, ridotto i voli e le forniture di greggio. Poi la goccia che ha fatto traboccare il vaso: la lista nera che ha dichiarato non gradite 188 persone, tra cui lo stesso Gheddafi. E la vendetta di Tripoli ha coinvolto tutti gli europei.