La Bracco: «Prodi investa su Milano o la locomotiva d’Italia si fermerà»

Assolombarda: «Le imprese soffrono, servono le autostrade»

Infrastrutture, infrastrutture e ancora infrastrutture. Si leva ancora una volta forte e chiaro il grido di dolore di Milano. Che al governo centrale torna a chiedere una legge speciale e soprattutto di sbloccare il «pacchetto autostrade». Quarta corsia dell’A4, Bre-Be-Mi, Pedemontana, Tangenziale Est esterna, interventi già approvati dal Cipe e quasi tutti già finanziati. Grandi opere che cambieranno la qualità della vita, rilanciando anche l’economia del Paese. «I problemi delle nostre aziende - la stilettata del presidente di Assolombarda Diana Bracco - cominciano al cancello». E il neonato governo di centrosinistra, per la verità, dopo la batosta elettorale rimediata al nord comincia forse a mostrare una certa attenzione per la «questione settentrionale». Ieri a raccogliere l’appello durante l’annuale assemblea di Assolombarda, il gotha della politica e dell’economia. Con il presidente Diana Bracco a dirigere i lavori e il numero uno di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo a concluderli. A Milano si è praticamente tenuto un consiglio dei ministri parallelo. Nella sede di via Pantano, arrivati con gran sfoggio di auto blu e scorte, c’erano il sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta, i ministri Pierluigi Bersani, Antonio Di Pietro e Barbara Pollastrini e il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco. A poche poltrone di distanza da Giulio Tremonti, oggi vicepresidente della Camera. Tutti in platea ad ascoltare le relazioni del sindaco Letizia Moratti, del presidente della Provincia Filippo Penati e del governatore di Lombardia Roberto Formigoni. Interventi pacati, ma decisi a pretendere per la locomotiva economica, l’immagine che ricorre più spesso, maggiori attenzioni. E, rimanendo nella metafora, nuovo carburante per poter continuare a trascinare l’Italia. «Qui - ricorda la Bracco -, si produce il 10 per cento del Pil italiano, si concentra il 7,6 per cento dell’occupazione, si diplomano il 13 per cento dei laureati e si realizza il 13 per cento delle esportazioni». Numeri che si riassumono in un appello. «All’Italia - esorta il presidente di Assolombarda - chiediamo di credere in Milano e al governo chiediamo di investire su Milano».
Una richiesta a cui presto dovrà dare risposta il premier Romano Prodi, atteso in città per un giro di colloqui con i politici e gli operatori economici e sociali. Alla «questione Milano» sarà anche dedicata un’intera seduta del consiglio dei ministri che si riunirà all’ombra della Madonnina. Un segno di disgelo che fa sicuramente felice Letizia Moratti. «Con il governo e con la Regione - spiega il neo sindaco -, abbiamo già discusso l’ipotesi di una legge speciale per Milano. Roma l’ha già avuta». E l’obiettivo dichiarato è accelerare la costruzione delle grandi opere. Le autostrade appunto, ma anche le linee del metrò, il secondo passante ferroviario, la Biblioteca europea. Una sfida raccolta in diretta da Bersani. «C’è una discrasia evidentissima - sottolinea il ministro per lo Sviluppo - tra la forza che l’area milanese rappresenta e la sua dimensione istituzionale. Se la signora Moratti me lo consente, direi che c’è bisogno di una legge normale. Attorno al baricentro di Milano ci deve essere una strumentazione istituzionale che si colleghi con i privati. Una strumentazione in grado di sviluppare una massa critica per decidere gli interventi da fare per tutta l’area del nord».
«Le infrastrutture di cui parlano gli imprenditori - il commento del ministro Di Pietro - sono quelle di cui si parla da cinquant’anni. Dal primo giorno ho preso a cuore la situazione perché la questione settentrionale passa per le infrastrutture. Il problema di fondo è come reperire il denaro. Andrò regione per regione, cominciando dalla Lombardia, con l’Anas e con i tecnici dell’Economia. Dirò “questi sono i soldi, senza preconcetti e con spirito di concertazione, scegliamo insieme cosa vogliamo fare”». D’accordo Penati. «Le infrastrutture - aggiunge - sono indispensabili. Se finora non si sono fatte è perché non sono arrivate le risorse necessarie. Ora tutti insieme fissiamo le priorità. Pubblico e privato lavorino insieme». Promette collaborazione e come primo gesto di aprire «un ufficio permanente a Milano» Barbara Pollastrini, l’unico ministro milanese. Il sigillo finale tocca a Letta che assicura «la collaborazione del governo, al di là dei colori politici».