Brachino: "E' Verissimo siamo i corsari di Mediaset"

Il direttore di <em>VideoNews</em> parla della suac &quot;fabbrica&quot;: &quot;Il talk della Toffanin e Mattino Cinque sono il nostro fiore all'occhiello&quot;

Milano - Questa è un’intervista all’ex vicedirettore del mio attuale direttore in cui si parla anche del mio ex direttore. Essendo un’impresa ardua per chiunque, mi accingo a un delicato esercizio di sopravvivenza.

L’ex vicedirettore in questione è Claudio Brachino, attuale direttore di Videonews, la struttura di Mediaset cui fanno capo tutti i programmi di approfondimento tranne i Tg. Fino a ottobre era il numero due di Studio Aperto guidato da Mario Giordano, come noto attuale responsabile di questo giornale. Dunque, a sei mesi di distanza dall’insediamento sulla poltrona di Videonews, Brachino fa un bilancio del suo operato. Da lui dipendono programmi di punta di Mediaset. Eccoli: Verissimo, Mattino Cinque, Top Secret, Lucignolo, Secondo voi, Super partes, Matrix.

Togliamoci prima il dente dolente. Lucignolo, creato da Mario Giordano e uno dei programmi più contestati degli ultimi anni, è passato di recente sotto il controllo di Videonews, perché Giorgio Mulè, l’attuale responsabile di Studio Aperto, non lo vuole realizzare, non ritenendolo «coerente con la sua linea editoriale».

«E ne sono ben felice. Ne ho curato insieme a Giordano la nascita e riporto a casa un marchio storico che altrimenti avrebbe rischiato la chiusura».

La decisione di Mulè non le pare un giudizio negativo su Lucignolo?
«No, semplicemente non è nelle sue corde. Comunque, noi porteremo il programma alla formula originale del 2003: otto prime serate in onda a giugno e luglio con più reportage sul mondo notturno e meno immagini delle celebrity nostrane».

Veniamo a Videonews. Per anni è stato definito come il contenitore di tutto ciò che non era nella serie A dei Tg Mediaset...
«Luoghi comuni da cui intendo liberare la struttura. Io preferisco definirla una fabbrica corsara, che ha più mobilità all’interno dell’azienda, persegue rotte non battute da altri, riesce a dialogare con tutte le reti e con le star, il tutto con poche persone che lavorano alacremente».

Non è facile districarsi quando si hanno nel parterre star come Mentana, Toffanin, D’Urso...
«In tanti anni si impara a muoversi con delicatezza. Enrico ha una totale autonomia editoriale, con lui si è dato un senso alla parola federalismo».

Veniamo a Verissimo...
«Il nostro fiore all’occhiello. È cresciuto sempre più fino ad arrivare ad ottimi risultati d’ascolto nelle ultime puntate con un record, due settimane fa, del 31,6 per cento. Un programma essenziale ed elegante. Silvia Toffanin ormai è una anchorwoman completa. Con l’indispensabile apporto di Alfonso Signorini e Rosa Teruzzi dietro le quinte».

Dunque l’anno prossimo lo vedremo in onda anche la domenica insieme ad Amici?
«Per ora è riconfermato al sabato. Ci sono altre ipotesi su cui non si sono ancora prese decisioni».

Mattino Cinque...
«Una grande scommessa vinta: ha illuminato la mattina di Canale 5. La settimana scorsa siamo arrivati anche al 31 per cento. E non è infotainment, ma un programma di informazione popolare, un mix di economia, politica, attualità con una parte più leggera. Barbara D’Urso sa unire egregiamente le due anime, devo anche ringraziare il curatore Alessandro Banfi e Mauro Crippa, direttore generale informazione, che ci ha creduto e il direttore del Tg5 Mimun».

Però nel contenitore unico è sparita la testata Panorama del Giorno di Belpietro...
«Solo per evitare lo spezzatino dei marchi. Comunque, Belpietro ha l’importante compito di aprire la mattina. Tra gli altri programmi “politici” non bisogna dimenticare Secondo voi di Paolo Del Debbio e Super partes».

Vi accusano di non esserlo...
«Rispettiamo al bilancino la par condicio».

E ora Top Secret, la sua creatura...
«Il secondo figlio che ho fatto con mia moglie Barbara Benedettelli, autrice storica di Top Secret, dopo Alessandro, quello in carne e ossa, nato nel 2006. Ora il programma, da Rete4, è passato sotto il controllo di Videonews. Torneremo in onda a luglio, a maggio uno speciale su Moro».

Che fine ha fatto Itaca, il talk politico su cui si è ragionato per mesi?
«Sta ancora al largo di Troia, è lunga la via di casa. Non è facile realizzare un programma di approfondimento stile Ballarò o AnnoZero. C’è chi è più bravo a fare disinformatia, fondando tutto su una antitesi, restare su una tesi invece è corretto, ma più noioso».