BRACHINO: TOP SECRET È ANCHE UN LIBRO

Top Secret che si conclude (stasera alle 23.40 su Rete 4 è in onda l’ultima puntata) dopo una stagione brillante, un libro appena pubblicato, gli impegni abituali di vicedirettore di Studio aperto e curatore di Lucignolo: l’anno di Claudio Brachino è stato decisamente intenso. «Ho vissuto in una specie di delirio - conferma Brachino -; ma sono molto soddisfatto perché Top Secret è andato bene, con punte di ascolti di un milione e 200mila spettatori e il 12 per cento di share. L’unico rammarico è quello di non avere più mezzi a disposizione perché sia per la produzione sia per l’acquisto di filmati le risorse da investire fanno la differenza». Il programma propone stasera un viaggio nei misteri del sesso, tra pornografia, cronaca e politica. Si parte da John Holmes, defunto re del porno per passare all’ex ballerina Katharina Miroslawa, intervistata nel carcere della Giudecca, dove sconta una condanna a 21 anni per aver ucciso l’amante, l’imprenditore Carlo Mazza. In chiusura, un viaggio a Budapest nella nuova industria del porno. «La scelta è stata - spiega il vicedirettore - quella di costruire un classico programma d’informazione con contributi filmati molto curati nella qualità. Ai nostri autori, che hanno tutti una formazione giornalistica, chiediamo di montare i servizi come fossero delle mini fiction: ineccepibili sul piano della narrazione, ma lavorati in stile cinematografico. Per la parte in studio nella quale ci avvaliamo della collaborazione di consulenti ed esperti puntiamo, invece, su uno stile più razionale». Ma dopo tanta televisione, Brachino è tornato ad un suo vecchio amore: la scrittura. Autore teatrale prima, dispensatore di lezioni amorose poi, oggi il vicedirettore ha scelto di raccontare i misteri della storia e della cronaca con il rigore di un giornalista. In Top Secret, questo è il titolo del saggio appena pubblicato da Mondadori, ripercorre e analizza alcuni dei più grandi gialli degli ultimi anni: dalla morte di Marilyn Monroe agli omicidi di Kennedy e Pasolini. «Otto capitoli - spiega - in una specie di crescendo: dai delitti più sanguinosi come il cannibale di Rotemburg (che ha cercato e trovato su Internet un uomo da mangiare) si passa ai più celebrali, quelli dei cosiddetti angeli della morte, cioè medici e infermieri killer. Avvalendomi delle consulenze di esperti come Massimo Picozzi e Andrea Nativi, ho cercato di mettere a nudo, contraddizione dopo contraddizione, il velo che i professionisti dell’insabbiamento tessono a volte fra l’opinione pubblica e la verità».

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