Brad Mehldau Microfono d’argento per un pianista d’oro

Nel 1997, a 26 anni, arrivò, quasi sconosciuto, in Italia, a Perugia, e suonò per dieci sere in un piccolo teatro. Al suo primo concerto c’erano una trentina di persone; all’ultima più di 200 - in uno spazio che ne conteneva molte meno - tenute a bada dai Vigili del fuoco. Numeri infinitesimali se paragonati a quelli del pop, ma che danno la misura di come il genio del pianista Brad Mehldau abbia colpito immediatamente nel segno.
Oggi Mehldau è un fuoriclasse, una stella del jazz che vola oltre generi e stili e che stasera e domani (doppio show alle 21.30 e alle 23.30) si esibisce per la prima volta al club Blue Note. Nel club milanese si annuncia una tripla festa: prima di tutto per i fan del jazz e della musica contemporanea. Poi per il Blue Note stesso che con un artista di questo calibro festeggia il suo quinto compleanno. Infine per Mehldau che - domani sera alle 21 - riceverà il Microfono d’argento, assegnato ogni anno al personaggio che si è contraddistinto per «l’eccellenza della sua opera». Negli anni scorsi il premio è andato a un altro eroe del pianoforte come Chick Corea, al vibrafonista Gary Burton, al trombettista Paolo Fresu, all’editore di Radio Monte Carlo Alberto Hazan e al critico del Giornale Franco Fayenz che tra l’altro di Mehldau ha scritto: «In Mehldau convivono il jazz migliore e la musica classica, cioè le vestigia di Bill Evans e Glenn Gould, ed è personale e inconfondibile al primo ascolto». Dal debutto nel gruppo di Joshua Redman alle collaborazioni con Pat Metheny al trio con Larry Grenadier e Jeff Ballard (che ha sostituito Jorge Rossy) un inconfondibile mix trasversale tra classica, jazz e popular.