Brahms e dintorni nell’horror comedy

Francesca Camponero

Non è la prima volta che ammiriamo Luigi Maio nelle sue facoltà di attore-trasformista e musicista, ma questo suo ultimo lavoro ha senza dubbio una marcia in più.
La cultura di Maio sia in campo musicale che letterario traspare in ogni sua opera e oramai non sono solo in pochi eletti a comprendere il pregio e la qualità dei suoi spettacoli.
Maio piace a grandi e piccini perché diverte,cosa assai rara, oggi come oggi, quando si assiste ad uno spettacolo teatrale. La conoscenza di Maio, nelle varie discipline artistiche, viene proposta in maniera tale da essere appetibile anche ad un pubblico non particolarmente preparato e questo perché viene esposta in modo semplice e diretto,quello che arriva all’emozione dell’anima. Ed è senz’altro questo pregio che gli ha fatto guadagnare il riconoscimento dell’Unicef, che lo vuole ambasciatore.
«La camera di Erich Zann», presentata all’Auditorium delle Clarisse di Rapallo, proprio in occasione di una manifestazione Unicef, in mano sua, è diventato un Horror Comedy da Camera. Essa è tratta liberamente da un racconto di H.P. Lovercraft, e racconta la storia di un musicista, la cui vita è relegata nella stanza di una locanda di una Parigi della Belle Epoque. Questa camera squallida e sporca, divenuta sede delle sue prove musicali e dei suoi incontri galanti con la locandiera,è attigua a quella di un altro compositore, il sinistro Erich Zann, che lo tormenta con le note struggenti del suo violino. Tale racconto si intreccia con un altro, il «Doktor Faustus» di Thomas Mann, in cui, il protagonista, Adrian LoverKunn, è destinato a non amare più, per la sua scelta di fondersi con il diavolo, da cui il suo tormento.
Accanto al protagonista, Loverkunn, c’è il personaggio di Blandot, un vecchio paralitico e muto, nel racconto di Lovercraft, che nella storia di Maio diventa Belle Blandot, dolce musa ispiratrice del musicista e padrona della locanda. Chi è Erich Zann e che cosa rappresenti non lo voglio svelare,ma sappiamo benissimo quanto Maio si diverta a giocare col tema del doppio. Tutta la narrazione scorre fluida tra recitazione, musica, canto e ballo.
Maio dà gran prova di sé sin dall'inizio, nell'interpretazione di una canzone in francese di sua composizione, Rue d'auseil, così come gli si ritrova agilità straordinaria quando balla la Danza Ungherese di Brahms,stravolgendo le note della stessa facendo uso del tritono, o quarta eccedente, detto anche «Diabolus in musica». Francesca Faiella, interprete della locandiera,gli sta al passo nella qualità recitativa e nella grazia dei movimenti. A lei il personaggio mercuriale della vittima, che si sacrificherà. La domanda è: a chi? al demonio? all'arte? o forse al pubblico? Questo è il quesito con cui termina lo spettacolo, dando anche due versioni di un finale mozzafiato che lascia senz’altro sorpresi gli spettatori.
È un peccato davvero che spettacoli di questo tipo non abbiano più spazio nei teatri italiani, in cui spesso si dà più credito a lavori di maggior grido, ma senz’altro di qualità inferiore, spettacoli che attraverso spunti di gioco e di ricreazione, danno modo agli educatori di far approfondire a bambini e ragazzi, nonché agli stessi adulti, la conoscenza di capolavori musicali e letterari.