Brambilla: il 6% della sinistra adesso voterebbe per il Polo

Felice Manti

da Milano

Tre italiani su quattro bocciano la Finanziaria, mentre il 6% degli elettori dell’Unione dichiara che oggi voterebbe per il centrodestra. Lo rivela un sondaggio che domani sarà presentato ufficialmente alla stampa nel corso del quarto Forum nazionale dei giovani imprenditori di Confcommercio di Varese. «Abbiamo interpellato 600 commercianti, altrettanti piccoli imprenditori e 800 italiani rappresentativi della popolazione - spiega Michela Vittoria Brambilla, presidente dei commercianti under 40 - e i dati che abbiamo raccolto sono impietosi. Questa Finanziaria ha deluso tutti gli strati sociali, dalle imprese alle famiglie, e piace solo al 23% della popolazione».
Che cosa è emerso dal sondaggio che avete commissionato?
«Il 70% degli italiani interpellati considera la legge finanziaria “contraddittoria con i principi di equità e redistribuzione dichiarati dal governo”. Il 60% del campione rappresentativo di commercianti e imprenditori si sente “tartassato in via esclusiva o prioritaria” da questa manovra. Ce n’è abbastanza per dire che la valutazione complessiva della Finanziaria è molto negativa».
Colpisce molto il dato relativo alla cosiddetta «migrazione politica»...
«Il 6% degli elettori di centrosinistra si dice pronto a votare per il centrodestra se si andasse alle urne adesso. Tra gli elettori del Polo, la percentuale dei “delusi” è dello 0,2%».
Che cosa chiedono, secondo il sondaggio, i commercianti?
«Il 40,3% vogliono meno tasse, il 19,4% meno burocrazia, solo il 14,2% chiede un taglio del costo del lavoro».
Come interpreta questo dato?
«La richiesta di minore burocrazia dipende dalla coesistenza, nella politica di questo governo, di due strumenti antitetici: l’accertamento manuale del reddito, cioè lo scontrino, e gli studi di settore, ovvero l’accertamento predeterminato del reddito. Insomma, lo Stato prima dice che io non posso guadagnare meno di un tot, poi però mi impone di dichiarare tutte gli incassi. Non solo. Con l’Anagrafe tributaria i commercianti sono gravati da ulteriori impedimenti, come la trasmissione telematica quotidiana dei corrispettivi. Vale a dire che ogni giorno, via internet, dovremo comunicare all’Erario entrate e uscite. Purtroppo molti commercianti non hanno ancora percepito che cosa comporterà, anche perché questa manovra sembra il regno del condizionale».
Prodi ha dichiarato che da questi «studi di settore» incasserà 3 miliardi di euro. Da dove arriveranno?
«Secondo l’Erario, nel 2005 più dell’80% delle dichiarazioni dei redditi dei commercianti risultava “congrua”, un dato sufficientemente contenuto che non può assolutamente giustificare una riforma che arriva appena dieci anni dopo l’ultima modifica. In realtà, dietro questa decisione si nasconde l’ennesima stangata sulla parte più produttiva del paese, dopo l’aumento dei contributi previdenziali e la decisione di penalizzare l’apprendistato. E poi dicono di voler incoraggiare il lavoro a tempo indeterminato...».
Nei giorni scorsi Confindustria ha raggiunto un accordo sul Tfr. Che cosa ne pensano i commercianti, e che cosa è emerso dal suo sondaggio?
«Quello del Tfr è l’ennesimo esempio di “concertazione zoppa”. Tra Confindustria, governo e sindacato è stato stretto un accordo certamente apprezzabile per un numero limitato di imprese, tra le quali però non ci sono le piccole e medie aziende, convitate di pietra a questo come ad altri tavoli. In assoluto lo scippo del Tfr rappresenta un ostacolo sulla crescita industriale. Non si possono togliere risorse alle Pmi, altrimenti non diventeranno mai grandi. Quanto al sondaggio, tra la gente come tra i ministri la confusione regna sovrana. Solo il 14,9% dei dipendenti, secondo i dati a nostra disposizione, ha deciso di destinare il proprio Tfr alla previdenza complementare. Gli altri, per adesso, hanno deciso di lasciarlo in azienda. Ma è ancora presto per capire come andrà a finire».
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