La Brambilla: "Estate andata male ora riconquistiamo i turisti"

La ricetta del sottosegretario: "Basta con 21 strategie regionali, per superare la crisi input più forti da Roma e infrastrutture migliori. Nel 1970 l'Italia era il paese più attraente del mondo, ora siamo ventottesimi"

da Roma

Onorevole Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al turismo, com’è andata la stagione estiva?
«Se prendessi il momento attuale come riferimento, dovrei parlare di gelata. È andata molto male, ma aspettiamo la fine di settembre perché molti approfittano di questo mese per andare in vacanza risparmiando. Ma sempre di una doccia fredda si tratterà. La frenata sta assumendo i contorni di una crisi del settore e bisogna invertire la tendenza o anche l’anno prossimo andrà male».
La crisi ha radici profonde.
«Nel periodo 2002-2006 gli arrivi di turisti stranieri in Europa sono aumentati del 15,3%, in Italia soltanto del 3,2% contro il 12,4% della Spagna. Nelle classifiche di competitività turistica, redatte nel 2008 dal World Economic Forum, l’Italia che nel 1970 era, dopo gli Usa, il Paese più attrattivo, è scesa al 28º posto».
Quali sono i fattori?
«L’incapacità di adottare una politica aggressiva. E poi la mancanza di servizi e infrastrutture. Per anni abbiamo dormito sugli allori e si è pensato che bastasse qualche fotografia per attrarre flussi turistici».
Quindi?
«Serve una struttura centralizzata come in Francia e in Spagna, ma anche reti di trasporto adeguate. Inoltre bisogna reperire capitali per promuovere investimenti mirati. I grandi gruppi stranieri possiedono solo l’1% delle strutture alberghiere italiane e il 4% delle camere, mentre in Spagna le camere appartenenti a catene internazionali sono il 31% e in Francia il 22. Nessun gruppo alberghiero italiano è tra i primi 50 del mondo».
Le autonomie locali continueranno ad andare a briglia sciolta?
«È stato lo stesso governatore dell’Emilia Romagna Errani a dirci che 21 politiche diverse per il turismo sono insostenibili. Stiamo lavorando a un’intesa tra Stato e Regioni per una strategia forte. Inoltre stiamo mettendo a punto un decreto per la competitività del comparto».
Anche l’Enit, l’agenzia governativa di settore, non ha raggiunto i suoi scopi.
«La politica ha dormito sugli allori. Non si è tenuto conto del fatto che il valore aggiunto dell’economia turistica italiana è di 154 miliardi di euro e rappresenta l’11,4% del pil dando lavoro a 2,8 milioni di occupati. L’Enit è un carrozzone che non funziona, non porta turisti in Italia: con il presidente Marzotto stiamo lavorando per renderla più efficiente».
L’Osservatorio nazionale del turismo rivela che il 70% degli italiani, pur avendo scelto in maggioranza il proprio Paese come meta delle vacanze, ha percepito un aumento dei prezzi. Ma la qualità in molti casi non è all’altezza.
«La prossima settimana presenteremo alla Conferenza Stato-Regioni una proposta di classificazione degli standard alberghieri su base nazionale e non più locale. Definendo parametri come disponibilità di parcheggi e dimensioni delle camere non si dovrebbero verificare casi in cui un 3 stelle viene classificato come un 4 stelle deludendo i turisti. Questa è una politica trasparente».
Che ne sarà del portale turistico nazionale? Un’esperienza archiviata?
«Il ministro Brunetta me ne ha affidato la responsabilità. Non sarà solo un portale di informazione ma un vero e proprio marketplace dove sarà possibile effettuare prenotazioni».
La nuova Alitalia sarà una leva della vostra strategia?
«Nei prossimi anni il trasporto aereo governerà il 50-55% dei flussi turistici. È questa la ragione per la quale Air France voleva acquisirla, ora però bisogna pensare al suo rilancio.»