Brambilla: «È già una realtà il partito unico del centrodestra»

da Milano

Nessun dubbio: persino lo scettico Umberto Bossi alla fine sarà entusiasta. Perché il «grande Partito delle libertà» è già qui. Non è questione di crearlo, ma solo di dargli rappresentanza. Parola di Michela Vittoria Brambilla, leader dei Circoli delle libertà.
Non sarà troppo ottimista, presidente?
«Guardi, io lo vedo tutti i giorni: nei nostri circoli ci sono cittadini di ogni appartenenza politica, anche leghisti, persino moderati di centrosinistra delusi dal governo Prodi. Sono già uniti, lavorano insieme con la massima sintonia. È uno schieramento ampio che chiede una politica più vicina alle esigenze quotidiane, e di non dover più subire l’arroganza di chi non vuole cambiare. La nostra missione non è altro che questo: fare da altoparlante a una realtà che esiste già».
Il Partito delle libertà sarà anche già qui, ma intanto il leader della Lega dice di essere allergico ai partiti unici.
«E infatti questo non sarà un partito unico. Non sarà una fusione a freddo come il partito democratico, ma un percorso dal basso».
Si tratterà comunque di darsi una struttura comune.
«Qui non è questione di annullarsi in un unico organigramma, ma di decidere insieme la formula più adatta, e infatti al presidente Berlusconi noi abbiamo chiesto di valutare varie ipotesi, compresa la federazione. C’è un’Italia che vuole un grande partito di centrodestra, noi dovremo trovare una formula che parli il suo linguaggio».
Sta dicendo che alla fine Bossi dovrà cedere alla sua base?
«Io credo che ogni uomo politico, e parlo in generale, debba incarnare le esigenze di chi lo ha votato».
Berlusconi propone le primarie per Roma, potrebbero essere un primo banco di prova?
«Certamente. Bisogna riscoprire la democrazia della base. I nostri circoli hanno tanto appeal proprio per questo».
Prodi ha detto che nel 2011 farà un passo indietro. E nel centrodestra cosa accadrà?
«Ci sono due miti da sfatare. Il primo è che si possa decidere il leader a tavolino, quando invece sono gli elettori a decidere, e gli elettori per ora dicono Berlusconi. Il secondo è che il rinnovamento della classe politica sia una questione di età, quando invece è questione di parlare un linguaggio nuovo, di avere un’impostazione differente. Ecco, da questo punto di vista Prodi potrebbe farsi da parte anche oggi, Berlusconi proprio no».