Brambilla nel mirino dei cacciatori. E lei: «Attacchi miseri»

É guerra aperta tra cacciatori e anticacciatori. E lo scontro si sposta tutto sul piano politico, spaccando in due il Pdl. Ben 92 senatori del centrodestra su 134 hanno sottoscritto un documento contrario all’abolizione della caccia: «Riteniamo - scrivono - che la caccia rappresenti una componente della nostra tradizione e della cultura locale, oltre ad avere un importante impatto dal punto di vista economico. Perciò non voteremo le proposte sulla caccia di Brambilla». Parole definite «confortanti» dal ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan, che ha rincarato la dose: «Le ripetute campagne anticaccia contribuiscono a danneggiare uno storico settore della nostra economia».
Ma sul versante opposto, capitanato dal ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, si schierano parecchi altri parlamentari del Pdl, che ribattono colpo su colpo. Come Gabriella Giammanco: «Il grande clamore che accompagna le dichiarazioni sulla caccia del ministro Brambilla denota l'evidente stato di difficoltà in cui si trova il mondo venatorio e i suoi pochi sostenitori». E Manuela Repetti: «L’Italia che si ostina a non rispettare le norme europee in materia di tutela del patrimonio faunistico in rappresentanza di una tanto esigua quanto chiassosa minoranza pro caccia».
La contesa è sempre più aspra e trasversale. E condotta anche a suon di colpi duri. Come l’accusa lanciata dalle principali associazioni venatorie italiane al Manifesto «La Coscienza degli animali» costituito a maggio da Michela Vittoria Brambilla e dall’oncologo Umberto Veronesi che ad oggi conta già 121.600 adesioni. I cacciatori hanno rivelato, con un documento-video su YouTube, che esistono sostenitori con nomi improbabili come il signor Mano Destra, il signor Mano Sinistra e Paolino Paperino. E questo per dimostrare che il numero di adesioni all'iniziativa è inaffidabile perché chiunque può aderire più e più volte all'iniziativa in modo del tutto arbitrario. Non si è fatta attendere la replica del coordinamento animalista: «É solo un tentativo di screditare il nostro movimento -ribattono dal sito web -. Controlliamo con regolarità tutti i nominativi di coloro che aderiscono ed eliminiamo eventuali errori o mistificazioni peraltro molto rari». Poi l’affondo agli amanti del settore venatorio: «Le registrazioni on line si regolano sul principio di correttezza e buona fede, e chi introduce nel database informazioni false, provoca un danno e può essere chiamato a risponderne».
La Brambilla non si lascia intimorire e torna a parlare di caccia e della possibilità che venga ridimensionata e abolita. L'attività venatoria, secondo il ministro, «è un’enorme ferita per l'ambiente, una minaccia per interi ecosistemi, una pratica sistematica di distruzione che mette in pericolo gli equilibri di un mondo che si è formato in milioni di anni». Parole sintetizzate dallo slogan che campeggia sul sito dedicato al Manifesto: «Oggi parlare di abolizione non è più un tabù». Del resto il ministro vanta l’appoggio che le è stato dato dallo stesso premier Silvio Berlusconi e del risultato di un sondaggio da cui emerge che un'88% di italiani considera la caccia «un’inutile crudeltà che andrebbe vietata».
Ma anche i cacciatori sventolano un loro sondaggio, da cui emerge che «la maggioranza degli italiani, il 55%, è a favore della caccia a condizione che sia sostenibile, regolamentata e sicura».