La Brambilla non s’arrende: «Pronti a ristabilire le regole»

Tracy è un pointer, ha sedici anni. Michela Vittoria Brambilla l’ha trovata in un fosso, un cumulo di terra addosso. Il suo padrone, un cacciatore, l’ha presa a badilate sulla testa perché non aveva un buon fiuto e ha pensato poi di sotterrarla, viva. Dei bambini hanno sentito i suoi guaiti, hanno avvertito Michela, non ancora ministro ma già Presidente della lega italiana per la difesa degli animali. E così Tracy ha trovato la luce nel suo futuro. L’episodio mette i brividi. E non c’è dunque da stupirsi se il ministro del Turismo si stia battendo accanitamente per contrastare la deregulation sulla caccia.
La sua lotta è quella di moltissimi italiani che hanno intasato il sito ministeriale di email di protesta. Come quella di Roberto, un milanese con una cascina adibita a bed&breakfast, inagibile per i cinque mesi in cui la caccia è aperta. Poco tempo fa il proiettile di una carabina ha forato la porta d’ingresso ma i carabinieri non sono riusciti ad allontanare i cacciatori. Erano a 150 metri di distanza. Ma pur sempre nella sua proprietà. «Solo in Italia c’è questa libertà di azione e ora ci mancava pure questo emendamento che sconvolge la materia venatoria» commenta amaramente la Brambilla che tiene il mano la sua «arma». Un testo da proporre ai colleghi come emendamento governativo all’articolo 43 della legge comunitaria 2009 trasmessa alla Camera dal Senato. «Il testo è già stato inviato al ministero dell’Ambiente – spiega il ministro – e se alla collega Prestigiacomo andrà bene, lo proporremo anche agli altri ministeri competenti affinché venga presentato come emendamento governativo». L’esecutivo vuole eliminare il blitz fatto in Senato e ritornare come minimo alla situazione precedente. «Questo testo mantiene i limiti venatori dal 1 settembre al 31 gennaio. Inoltre si stabiliscono le specie cacciabili e ripristina il parere vincolante del ministero dell’Ambiente per le deroghe di regioni e province». Michela Vittoria Brambilla conta di riuscire nel suo intento. Del resto, senza regole venatorie, non sarebbe gravemente danneggiata solo la fauna. «Esiste anche un pericolo per l’incolumità dei cittadini e si metterebbe a serio rischio anche il turismo ambientale e agreste che interessa le famiglie italiane. Chi andrebbe a fare una passeggiata sapendo che potrebbe esserci un cacciatore nei paraggi?».
Poi c’è un aspetto pecuniario, di non poco conto. «La Ue ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia perché non ci siamo mai uniformati alla direttiva europea sulla caccia. Se la procedura diventa condanna, c’è una sanzione pecuniaria molto alta. Che ricadrebbe su tutti i contribuenti italiani e non solo sui cacciatori che, per inciso, sono solo 750 mila».