Brambilla, la rossa che piace ai rossi «Così porterò i cinesi a visitare l’Italia»

nostro inviato a Kunming (Cina)

Michela Vittoria Brambilla è in tailleur pantalone nero, ma si è concessa un tacco decisamente aggressivo. Il suo omologo cinese, il ministro del Turismo Shao Qiwei, le sorride in giacca e cravatta burocratica d’ordinanza. L’interprete traduce in un italiano all’involtino primavera: «Sono totalmente d’accordo con Blambila. Lei è un campione. Se tutti i ministri europei sono così...».
Michela la «gran rompi» (l’appellativo, affettuoso, è di Silvio Berlusconi) colta di sorpresa dal complimento si scioglie in stretta di mano e baci sulle guance all’italiana. Il collega orientale gradisce assai. Sarà che ai cinesi il rosso piace sempre. L’importante è che l’accordo è fatto: per la prima volta l’Italia tenta una strategia di sistema per attirare i turisti della tigre asiatica.
Finora il Belpaese da queste parti si è venduto male, malissimo. L’88% dei turisti cinesi le ferie se le fa in Asia, specie nei divertimentifici di Macao. Solo il 4,9% fa il grande balzo verso l’Europa. Appena 3 cinesi su 10 possono permettersi una vacanza all’estero, ma fa un bacino potenziale di 360 milioni di consumatori. E il turista tipico è un cliente ghiotto per la nostra industria ricettiva in affanno: uomo d’affari over 40, stagionalità dei viaggi molto estesa.
«Peccato che al momento - spiega la Brambilla - di quei 12 giorni trascorsi in Europa solo 1,6 sono spesi in Italia: una puntata a Venezia o a Roma e via di corsa». Ci rubano la scena Francia e addirittura Germania o Regno Unito. «Mancanze nostre - s’acciglia il ministro -. Lufthansa ha tanti voli su Francoforte e noi invece... E poi c’è il problema dei visti: finora per rilasciarglieli ci mettevamo un mese. Così non va».
Ecco perché una delegazione italiana è volata al seguito del ministro a Kunming, capoluogo da 5 milioni di abitanti dello Yunnan, in occasione del Citm, la più grande fiera del turismo in Asia. Per la prima volta c’è uno stand tricolore, trattato da ospite d’onore. A servire il rinfresco Rocco Capasso, un napoletano partito con 200mila lire in tasca dieci anni fa e ora padrone di un ristorante e di un’azienda che esporta funghi e fattura 3 milioni di euro: «È la prima volta che vedo una presenza dell’Italia come Stato. Speriamo che non finisca qui».
Brambilla assicura che è solo l’inizio. Di concerto col ministro Frattini si è presentata con un asso da calare: «Da ora in poi rilasceremo i visti in 3, massimo 5 giorni». E poi Rai e tv di Stato di Pechino si scambieranno trasmissioni sulle rispettive attrattive turistiche. In più partiranno versioni in cinese del sito Italia.it e della rivista Magic Italy.
Resta il nodo dei voli: Alitalia non usa le 28 rotte settimanali concordate e il «code sharing» con Air China è poca roba. Il ministro non nega le difficoltà: «Stiamo lavorando con Alitalia per fare di più. Appena ripristineranno i voli, acquisteremo un pacchetto di spot sulla tv cinese. Intanto l’Enac tratta con un’altra compagnia cinese, la Hainan, che vuole altre rotte per l’Italia». La rincorsa ad aumentare il numero dei visitatori cinesi, per ora la miseria di 800.000 l’anno, è iniziata. Del resto fino a pochi mesi fa l’Enit non aveva nemmeno un ufficio a Pechino. Dopo questa visita la Cina ha concesso lo status di agenzia governativa. Ma l’Ente del turismo andrebbe riformato da cima a fondo. Il ministro si torce i capelli rossi e sbuffa: «Sa che per gli uffici dell’Enit all’estero siamo costretti a far venire personale dall’Italia? E un dirigente così costa appena meno di un ambasciatore».
Kunming sarà pure «la città dell’eterna primavera», ma al momento è immersa nello smog e in una cappa di nuvoloni pesanti che deprimono ancor di più il grigio dei palazzi. Forse non era così difficile vendere a chi vive qui una gita con vista sul Colosseo o su calli e campielli. Magari bastava provarci.