BRAMIERI, NON SOLO BARZELLETTE

Bene ha fatto la sua famiglia a organizzare una serata al teatro Manzoni di Milano per ricordare il decennale della morte di Gino Bramieri, uno dei comici più dimenticati d’Italia a dispetto di una carriera ricca di successi e di travolgente simpatia. L’occasione è buona non solo per dedicare le righe di oggi del Telediario a quanto ha fatto Bramieri per la nostra televisione(dagli esordi ne La Tintarella del 1960 all’Amico del Giaguaro, da Il signore ha suonato? al GB Show fino alla sitcom Nonno Felice), ma anche per allargare il discorso alla progressiva scomparsa di un «genere comico», quello della barzelletta, che dopo di lui ha avuto solo rare occasioni di ospitalità e diffusione televisiva. Bramieri è stato l’ultimo grande raccontatore di barzellette della nostra tivù, un tipo di intrattenimento che oggi è considerato di serie B ma che fotografa e svela il costume di un Paese più e meglio di tanta comicità fast food oggi in voga, per non parlare della sopravvalutazione di tutto ciò che si presenta con il marchio della satira e senza dimenticare, tanto per proseguire con i generi alla moda, il dilagare ormai invasivo degli imitatori e parodisti, fra i quali i fuoriclasse si contano peraltro sulle dita di una mano. Se oggi il pubblico sembra aspettarsi, da un comico, soprattutto l’imitazione di qualcuno che sia famoso, o la parodia di personaggi politici e generi televisivi che vanno per la maggiore, quando usciva in scena Bramieri la prima cosa che gli veniva chiesta a gran voce era: «Raccontaci l’ultima!». Capitava ad altri grandi della comicità e dell'umorismo che non ebbero paura di sporcarsi le mani con la Barzelletta (che andrebbe proprio scritta con B maiuscola), come Walter Chiari (che la trasformava sovente in uno strepitoso atto unico), come Carlo Dapporto (che ne faceva un esercizio stilisticamente raffinato), come Marcello Marchesi (che ne diede un’impronta surreale), come Aldo Fabrizi e Paolo Panelli (che la connotarono in chiave ruspante). Ne ho senz’altro dimenticato qualcuno, e chiedo venia. Bramieri ci ha regalato migliaia di barzellette di tutti i tipi, rappresentate con una caratteristica vena di giocosa bonomia che ben si adattava al suo timbro fisico. Non a caso le sue ultime apparizioni televisive avvennero, come simbolica chisura di un ciclo non solo artistico ma anche esistenziale, nel programma La sai l’ultima? che è rimasto l’unico spazio saltuario della barzelletta in televisione anche se ha preso - dopo Bramieri - una china abbastanza rozza e volgarotta. A dieci anni dalla scomparsa, piace ricordare di Bramieri - tra le tante virtù artistiche - soprattutto questo suo felice matrimonio con la Barzelletta, sottovalutato veicolo di autentica cultura popolare.