Branciaroli: un requiem sulla civiltà occidentale

Trionfo personale dell’attore-regista in «Finale di partita»

Enrico Groppali

Quante volte abbiamo visto il diafano fantasma di Hamm, il viso cosparso di biacca che ne sfigura i lineamenti, gli occhiali scuri che nascondono le sue pupille cieche, conficcato su un sedile simile al trono da cui amministra la giustizia un cereo «Edipo re», giocare con un lenzuolo o celarsi dietro il bordo smangiato del sipario? Carriglio l'aveva immerso nella penombra di un museo surreale da cui balenavano i fantasmi di Duchamp, Carlo Cecchi l'aveva tramutato in una eco dolorosa del Costruttore Solness di Ibsen per non parlare della prima rappresentazione italiana che Trionfo, con Paolo Poli protagonista, varò negli anni Cinquanta.
Ora Franco Branciaroli giunto allo zenit delle sue abnormi capacità espressive, nell'anno del centenario della nascita di Beckett, rigetta in un colpo tutti i falsi specchi e i luoghi comuni di una tradizione sclerotizzata, abolisce le tentazioni grottesche depositate sul testo dal manierismo di Renato Rascel e Walter Chiari (anche loro giostrarono con Beckett trasformandolo in un vaudeville) e restituisce a questo tragico requiem sulla condizione umana la sua dignità di classico e il suo disperato grido nichilista. Il suo volto, imbellettato dal trucco che lo assimila a una terribile maschera funeraria, ci viene mostrato solo al termine della parabola quando (intuizione straordinaria), al rito finale degli applausi, l'interprete ancora dolorosamente compreso nel ruolo ce lo mostra nudo, intriso di sangue come un Cristo sfigurato legato alla colonna del supplizio prima del Sacrificio. Mentre, attorno e dietro a lui, la scena rosa bonbon di Margherita Palli, che ammicca non ad una cella di contenzione ma ad un boudoir laccato e rilucente come i salottini in cui si annida la bambola Barbie, assume l'aspetto sarcastico e feroce di un mattatoio riverniciato giusto in tempo per sgombrare il campo da macabri sospetti.
Coi bidoni della nettezza urbana, dove dimorano Nagg e Nell, diventati due gigantesche colonne prive di capitello le cui fondamenta affondano sotto la scatola scenica, nella fumosa cantina del teatro. A tratti animato dalle strida naïf di Tommaso Cardarelli che, nel ruolo di Clov, saltella derisorio servo di scena agli ordini perentori di Franco, immagine della morte.

FINALE DI PARTITA - di Beckett Teatro degli Incamminati. Regia e interpretazione di Franco Branciaroli. A Sassari, fino a giovedì, a Cagliari da venerdì