Branduardi e Nove: la magia della spiritualità

L’uno ha portato nel terzo millennio il sapore della ballata medievale e ultimamente si è dedicato alla figura di San Francesco. L’altro è stato una delle penne «cannibali» degli anni Novanta ma, a ispirargli l’ultima fatica, in quartine di endecasillabi, è stata Maria, la Madonna, «o meglio il ricordo di mia nonna, dolce e vigorosa, cui da tempo volevo dedicare dei versi», assicura lo scrittore. Loro sono Angelo Branduardi e Aldo Nove e questa sera si incontreranno, fra musica e poesia, per il quinto appuntamento de «La biblioteca in giardino», rassegna culturale estiva organizzata da No Reply e Comune. L’obiettivo è dichiarato: affrontare spiritualità e laicità di arte e società in un percorso a due voci. Così come già a giugno fece Jovanotti che lesse in versione Rap i versi dello stesso Nove (gustoso video su you tube), così ora la magia si ripropone. Facile allora, pensare che Branduardi, il cantautore milanese di tante melodie profane, rituali e magiche come «Alla fiera dell’Est», «Cogli la prima mela», concentrerà la sua performance sul corpus francescano della sua produzione, rispolverando le canzoni realizzate a partire dai testi delle Fonti francescane nel 2000 e portate in tour fino allo scorso anno. «Improvviseremo - anticipa Aldo Nove -: si partirà dal lavoro che Branduardi sta facendo sul repertorio religioso, mentre i miei testi faranno da elemento di attrito spero il più fecondo possibile». Nove sgombra il campo anche da un altro dubbio: tralascerà i suoi eroi del passato, da Woobinda alla Roberta, manifesto triste del precariato ne «Mi chiamo Roberta, ho 40 anni e guadagno 250 euro al mese», «e non perché con il poemetto Maria io mi sia convertito alla poesia religiosa, rinnegando il mio spirito cannibale», spiega lui. «Questo è un equivoco - prosegue Nove -: scrivere “cannibale” negli anni Novanta significava provare a rendere Letteratura nuove forme di espressione del “parlato”. Cannibale è chi continua nella ricerca e io ho continuato, approdando a Maria». Filo conduttore e galeotto fra la Maria di Nove e il Francesco di Branduardi è dunque il pop, inteso in senso positivo come linguaggio e lirica popolare che tratteggia un «futuro antico». Ma le consonanze fra Branduardi e Nove non finiscono qui: tutta colpa di Alcmane, un lirico greco che dal lontano VII a.C. ha scritto dei versi che hanno bucato il tempo di ben 28 secoli, arrivando freschi e potenti fino ad oggi: «Dormono le cime dei monti/ e le vallate intorno/ i declivi e i burroni/ dormono i rettili… dormono le generazioni». Branduardi li riprese nel suo Notturno ricco di sogni evocativi e Nove, anni dopo, ha incastonato gli stessi versi in Maria.
Branduardi e Nove
Biblioteca di Porta Vigentina
corso di Porta Vigentina 15
ore 21.30, ingresso libero